Come Vedono l’Amore i Vari Tipi?

Come Vedono l’Amore i Vari Tipi?

Antonio Barbato: Lo so che probabilmente questo thread scatenerà un putiferio, ma rivedendo un altro dei miei film preferiti, il “Settimo Sigillo” di Bergman (immaginate la mia identificazione la prima volta che lo vidi. Avevo sedici anni, il protagonista si chiama Antonius, gioca a scacchi ed è un guerriero deluso che s’interroga sul perché delle cose), in compagnia di amici, ci siamo imbattuti nella seguente frase. “Se tutto è imperfetto in questo imperfetto mondo, l’amore, invece, è perfetto nella sua assoluta e squisita imperfezione”. Ognuno dei presenti ha dato una sua interpretazione della frase che rifletteva il suo tipo! Mi è venuta così l’idea di sottoporre lo stimolo a tutti e di chiedere: ma che cosa è per te, e come si manifesta, l’amore??

Eleonora G: A dir la verità, in questo momento sono un po’ disorientata perché, immediatamente, stavo dando la mia definizione di “amore”, ma subito mi sono fermata ricordando che nella vita ho vissuto l’amore in modo diverso da quello che è l’ideale della mia mente. Quando ero molto giovane mi innamoravo perché attratta fisicamente; col tempo, mi è capitato, più di una volta, di innamorarmi del mio migliore amico (e queste sono state le delusioni più cocenti) che, magari, all’inizio della conoscenza non mi attraeva nemmeno. In questi ultimi rapporti era il feeling mentale a fare da galeotto. Dell’amore ideale, invece, porto dentro questa immagine: qualcuno mi prende per mano e insieme andiamo verso la scoperta della vita, e sempre per mano, insieme, affrontiamo gli ostacoli e i dolori. Ma forse sarebbe ancora più esatto dire: qualcuno mi prende per mano e mi aiuta ad affrontare le tragedie della vita. Qui, sicuramente c’è il desiderio di protezione, tipico del Cinque, il desiderio di quel padre che non ha potuto proteggermi, e che, anzi, mi ha messo di fronte al primo grande dolore della mia vita. Nonostante questo ideale, ogni volta che ho conosciuto un uomo che poteva darmi esattamente la protezione che cercavo, non me ne sono mai innamorata. Strani scherzi della sorte!

Luce B: Per me valgono le parole della Dickinson: “Che l’amore sia tutto ciò che è e tutto ciò che sappiamo dell’amore”. Lo vedo come un movimento semplice che ogni giorno mi da qualcosa di più e che arriva all’ego sorprendendolo con una nuova voglia di essere e di crescere.

Maura Amelia: Per me il mondo è perfetto, e l’amore anche, e se soffro è proprio quando questa perfezione non riesco a vederla, a viverla, a sentirla nel corpo e nell’anima. E anche quell’amore che abbiamo nell’immaginazione del vuoto lasciato dalle esperienze difficili, di quel vuoto che passiamo la vita a cercare di riempire; anche in quell’immaginazione c’è qualcosa di bellissimo e perfetto. Sono questi amori romantici nati dall’assenza, o questi amori passionali nati dalla bramosia, o quelli dolorosi che si alimentano di separazioni…e qui ci sono io…sono questi amori che danno vita alle opere d’arte più magnificenti. Sono gli amori “creati”, quelli talmente perfetti da creare bellezza…e non effimera. Anche le opere nate dall’amore più illusorio riescono ad evocare quell’amore Assoluto che ama anche questi amori imperfetti dell’imperfetto umano…E’ tutto reale e tutto vero, che sia la mia illusione Cinquea sentirlo o che sia la parte di me più sensibile al divino…è tutto vero e bellissimo. Per me l’amore, in tutte le sue forme, è La Vita e attraverso tutte le percezioni che ne ho che comprendo chi sono. Anche quando lo sento e piango per questo, perché è nel pianto che lo sento. Mi piace pensare che l’amore ha più forme di quante ne possiamo immaginare e che il vederlo perfetto o imperfetto dipende da qualcosa che con l’amore non c’entra. Dipende da quello strato di noi che si è dimenticato di sé. Da quello che per esistere deve mettere le etichette sull’amore. Beh…mi sono lasciata un po’ andare…comunque…io non ho schemi di innamoramento, considerato che innamorarmi di qualcuno è un evento. “Volerci condividere qualcosa di più” capita poi ogni tot lustri. L’amore in me si manifesta come una vibrazione, che non è attrazione fisica e basta, è qualcosa che ci assomiglia, ma non è specificatamente sessuale. Il mio amore è eterno. Distinguo sesso e amore (se è il caso). Insomma…qui ci sono un sacco di spunti…cosa è perfetto e cosa non lo è…cosa è l’innamoramento e cosa è l’amore.

Marina P: Io, quando mi innamoro sul serio di una persona, lo so. Può sembrare un’affermazione banale. Ma molti, alla domanda “cosa provi per lui/lei” non sempre sanno dare un nome preciso al loro sentimento, se è sesso, se è simpatia, se è affetto giocoso o altro. Io quando mi innamoro di un uomo, lo so. So distinguere l’amore, quello serio, dall’infatuazione o dall’innamoramento più leggero e fugace. Da cosa lo capisco? Da come riesco a rinunciare a lui. Quando sono presa da una passione, io desidero fortemente per me, desidero appagarla, desidero appagare lui, è chiaro…ma la spinta principale è riempire me di lui. Quando amo, sento esattamente la spinta opposta. Quando amo qualcuno io desidero fortemente per lui. Io desidero fortemente che lui sia pieno e appagato, e mi da profonda gioia sapere che lui ha da me. Tutto mi emoziona, ma questa e’ una cosa superflua da dire…. Sono un Quattro, sono nel lato del cuore, sono una donna che prova emozioni intense, sono fortemente reattiva e chi mi conosce sa o può immaginare quante farfalle nel cuore e nello stomaco…ma quando amo qualcuno io lo so. Questa mi sembrava la cosa più importante da dire di me e dell’amore per me.

Eleonora G: Al contrario di ciò che afferma Maura, io credo che quando l’amore arreca dolore e danno, non si tratta affatto di amore, o perlomeno di amore sano. E’ amore malato, un falso amore dove i due partner sono accalappiati da motivazioni egoiche. Se poi c’è maturità e voglia di crescere in entrambi, allora, gradualmente, questo amore può anche guarire e diventare davvero Amore (magari a settant’anni). Altrimenti si tratta solo di un serbatoio entro il quale confluiscono paure e voglia di potere. Che poi, i poeti facciano diventare sublime anche una simile accozzaglia, è un altro discorso.

Marina P: Eleonora, io non so davvero dire se un amore distorto, insano o malato, non sia amore. Non credo che si possa imbrigliare in un significato razionale qualcosa che ci fa comportare in maniera mai ragionevole. Sono certa che ci sia un modo “sano” di amare…ma noi siamo altrettanto certi di saperlo fare? Chi è sano sulla faccia della terra? Ci sono persone più equilibrate, è vero. Noi siamo qui nel tentativo di crescere e migliorare, è vero. Ma questo ci rende immuni dalle dolorose e deliziose sciocchezze dell’amore, quando lo proviamo? Non lo so davvero….penso di capire quando una persona molto insana scambia per amore quello che invece è un tormento, un’ossessione, una passione, ma non potrei giurarlo, perché l’amore non è dimostrabile a nessuno tranne che al nostro cuore che non sente ragioni…

Antonio Barbato: Io non vedo l’amore come uno stato di perdita della coscienza, se non quando è rivolto verso “colei che non ammette altro che il suo Splendore”. La frase del “Settimo Sigillo” mi ha colpito, proprio perché afferma esplicitamente che, essendo riflesso di esseri imperfetti, l’amore è anch’esso necessariamente imperfetto, eppure….è perfetto perché in quella eterna imperfezione c’è l’impronta di qualcosa che ci anima anche se non ci appartiene.

Marina P: Antonio, cosa intendi dire che l’amore ci anima ma non ci appartiene? Il film non l’ho visto…mi viene in mente, però, qualcosa che Gesù ha detto a proposito dell’amore. Nel Vangelo lui dice che non c’è amore più grande, di un amico che dona la vita per un amico. Non parla mai, Gesù, dell’amore perfetto…e credo che tutto sommato, non se ne parli mai perché semplicemente la perfezione non è di questo mondo, e non è chiesta a coloro che questo mondo lo popolano…

Antonio Barbato: Il primo respiro che ci anima quando nasciamo è nostro, oppure no? L’amore funziona allo stesso modo: ti attraversa, può consumarti, ma, in fondo, non ti appartiene. In una famosa storia sufi un maestro racconta di come ha capito questa verità con un racconto. Mentre sta camminando di notte incontra un bambino con una candela in mano e, per prenderlo in giro, gli chiede: “Sai dirmi da dove viene quella luce?”. Il bambino, altrettanto pronto, la spegne e gli dice: “Te lo dirò se tu saprai dirmi dove è andata.

Marina P: Io penso che l’amore trascenda la nostra volontà…però non concordo sul fatto che non ci appartenga. Forse non nasce dentro di noi, forse è un dono che riceviamo…. E’ molto bello questo pensiero, è bello pensare che non sia sempre e solo dentro di noi che nascono le cose, ma io, personalmente, sento che quando amo, quell’amore se non nasce dentro di me, certamente ci si adagia…come una culla fatta per contenere una piccola vita, e quindi diventa mio.

Eleonora G: Marina, è chiaro che ciò che ho scritto non voleva intendere che tutti amano in modo malato e io no. Volevo solo dire che, per me, l’amore o è incondizionato o no. E siccome per la stragrande maggioranza di noi non è facile amare in modo incondizionato (io per prima), credo che esso sia un miscuglio di tante altre cose. Certo, che dopo aver letto il post di Antonio sul settimo sigillo…ehm…insomma, Antonio, mi hai disorientata di nuovo.

Antonio Barbato: Volevo solo dire che come il cuore contiene il battito ed i polmoni il respiro, così l’amore si impossessa di noi, ma non ci appartiene: è un dono!

Maura Amelia B: Antonio, hai scritto in quel “perfetto perché in quella eterna imperfezione c’è l’impronta di qualcosa che ci anima anche se non ci appartiene”, la semplice verità che ho cercato, senza riuscirci, di esprimere nel mio lungo messaggio. Grazie per Eleonora: ciò che tu definisci amore malato per me non è amore, ma un’espressione energetica della fissazione che deriva dalla distorsione emotiva. Ciò che deriva da un vuoto, cioè da un’assenza. Per me, quindi, quello non è amore nel suo significato sacro, ma il nostro tentativo di “fare” l’amore. Sebbene solo imitazione di una qualità autentica è il riflesso di un amore che c’è ed è parte della nostra anima; è voluto da Dio e quindi perfetto e degno d’amore. Secondo me solo con l’amore si smaschera la finzione dell’amore, non giudicando e non combattendo ciò che secondo noi dovrebbe essere diverso, ma accogliendo ogni espressione dell’anima. E’ semplice e difficilissimo, secondo me, ma è ciò che mi viene da dire soffrendo le conseguenze della lotta furiosa con ciò che di me non è ritenuto “sano”. Quando entro in questi scambi di visione, non capisco se sto facendo la teorica dell’amore o se è qualcosa che trasmetto dalle cellule. A me sembra la seconda, ma temo sempre di finire nella mia fissazione Cinque senza rendermene conto. Se avete commenti su questo Cinque che parla d’amore, sono benvenuti. Con amore ovviamente.

Maurizio C: Io credo che sia opportuno fare un po’ di chiarezza su cosa vogliamo parlare (se lo vogliamo fare). Se lo vogliamo, possiamo scambiarci frasi da cioccolatini Perugina o parlare di misticismo, filosofare su filia, pornos, eros e agape, ma se, come credo, sia per noi opportuno parlare di amore ed enneagramma, allora possiamo affrontare la questione su diversi piani. Per esempio: A) Come le diverse basi (tipologie) vivono le emozioni di amore? B) come si esprimono le basi (tipologie) nell’unione di coppia (per esempio perché alcune coppie di lunga durata sono più frequenti e altre più rare?) C) come esprimono la sessualità le diverse basi? Insomma, come dice il mio scrittore preferito, Carver, di cosa parliamo quando parliamo di amore?

Antonio Barbato: Maura, non ne ho alcun merito. Ho solo riferito le frasi analoghe di San Massimo il Confessore e di Mansur al-Hallaq. Quest’ultimo, autore di poesie squisitissime, così si esprimeva a proposito dell’Amore come unico mezzo per la Unificazione: Ho riflettuto sulle molte religioni compiendo sforzi per poterle intendere; e le considero i molti rami tutti gemmati da un Principio unico. Non chiedere dunque a un uomo di adottare questa o quella denominazione confessionale; ciò lo porterebbe lontano dal Principio. E’ il principio stesso che deve venire a cercarlo, è lui, ed in lui, si chiariscono tutti i significati e le grandezze. Solo così ogni uomo…….potrà capire.

Maura Amelia B: Mi sembra che da come ognuno di noi sta rispondendo a questo stimolo, stiano venendo fuori cosine interessanti sui tipi e sulle visioni. E’ vero, Maurizio, che c’è bisogno di chiarezza per capire di cosa si sta parlando (diamine..a me lo dici????), ma al contempo è anche interessante avere avuto la possibilità della libertà di reazione o risposta. Antonio aveva dato lo stimolo riguardo alla visione dell’amore, molto generale, quindi, e non sulle relazioni. Secondo me l’amore può anche esserci senza relazione e qui si apre un’altra discussione. Ciò che tu proponi è di esplorare come le fissazioni si esprimono nelle relazioni? Riguardo a questo credo che l’affinità dipenda molto dal sottotipo: se si è dello stesso sottotipo, a mio avviso, ci si capisce meglio. Riguardo alla durata ed alla sessualità, invece, ci sono ovviamente differenze e questo è un discorso più tecnico di quello che mi sembrava proposto ed interessante. Vediamo che piega prende la discussione.

Laura C: Che bella discussione. Appassionante! Certo, la risposta non la trovo affatto, mi verrebbe quasi di “passare” anch’io. Eppure, a pensarci bene, posso rispondere e mi perdonerete (spero) per la confusione che ci sarà tra le righe. L’amore, seppur sentito da imperfetti, è sempre perfetto perché luce ed energia che vivifica gli esseri e li trasforma. E’ tale quando è incondizionato e, alla fin fine, è incondizionato sempre, perché “Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce”… Per quanto riguarda le relazioni, lì non so davvero rispondere ora, mi verrebbe da dire che per una relazione duratura e stabile c’è bisogno della volontà di entrambi… Mi interesserebbe moltissimo quanto ha proposto Maurizio Cusani, ma mi sento così tanto impreparata che sarei felice se le sue domande diventassero sue risposte…

Marina M: Per me oggi è difficile definire l’amore. Io sono un Tre che faticosamente agisce in supervisione su due ali fortissime, la Due e la Quattro, che continuamente rimescolano le carte e portano questo Tre in stati d’ansia diversi e profondamente coinvolgenti. Il mio sottotipo trainante è quello sociale con quello sessuale in seconda battuta ma molto, molto forte….Quello conservativo vive solo in sede autoconservativa, ma è più debole delle altre due (ho un innato senso della sopravvivenza su tutte le sfere vitali…per bontà mia, altrimenti sarei già trapassata da un pezzo). La mia vita, infatti, contempla spesso situazioni a rischio (anche se sempre valutate con debito approfondimento e poi sempre col gettare il cuore oltre l’ostacolo dopo le valutazioni positive almeno al 51%). Il mio Tre vede subito l’essenza e la sintesi del suo sentire, ma è troppo forte e spesso non riesce a fidarsi e allora si affida alle sue ali che meglio esprimono le emozioni e quindi vanno a incasinarsi nella vita delle passioni terrene (che il Tre riuscirebbe a evitare a livello cerebrale ma non fisico…almeno in parte!). Il mio Tre super vede e coordina e controlla e fa rientrare le proprie ali quando queste lo portano troppo “fuori”…ma con tanta fatica, duelli e conflitti interiori. Ciò detto, l’amore è, per me, soprattutto un fatto legato a due fattori: il sentire l’amore e il dare l’amore. Il sentire è legato al rapporto interpersonale e al cogliere come questo si manifesti internamente e dove (e in quali parti del corpo a seconda del tipo di amore). Il dare è legato al riuscire a realizzare qualcosa per qualcuno (raramente per qualcosa salvo poi legarlo di nuovo a qualcuno). Il ricevere è più difficile perché li vive l’area di maggiore delusione e dolore e allora, per non sentirla, meglio non rischiare neppure. Ho già parlato della fatica di reggere il disprezzo e allora io cerco di evitarlo. L’amore è per la vita, per gli altri. Per la vita è il riuscire a vivere in armonia con le cose che mi circondano. Per gli altri sono gli affetti e la famiglia in senso sociale. Per un Tre come me l’azienda è la famiglia sociale. Il rapporto di coppia e il rapporto con i figli sono entrambi fondamentali e stanno sopra a tutto e il proprio personale successo sta nel vedere e nel sentire che gli altri sono loro stessi, grazie alla relazione che intercorre. Garantire un processo reciproco di crescita che porti a stare in libertà riportando questo grande valore dentro il rapporto genitoriale o di coppia è la più grande ambizione mia personale e, credo, di un Tre con caratteristiche analoghe alle mie. Ciò detto, va aggiunto che questo periodo della mia vita è in totale controtendenza. Questo a causa anche di concatenati eventi drammatici, che mi hanno messo ai piedi della vita in maniera così dolorosa che ancora oggi stento a credere di essere io quella persona li….. Quindi non vivo un rapporto d’amore, ma mi concentro sulle cose così come le vedo e non cerco di mediare verso l’esterno ma verso l’interno. Sono in perenne negoziazione con me stessa, perché, sentendomi così incontro forse finalmente persone diverse da quelle che ho sempre incontrato. Sono “veramente” uscita dal mio copione e ho perso molti riferimenti. Saper stare nel qui e ora è fondamentale e toglie ansia ad un futuro che oggi, sul piano emotivo e amoroso (per stare nell’argomento), non so immaginare se non fino a domani (e già mi pare tanto). Ho perso i miei riferimenti, mi confronto con persone molto egoiste e poco calde sul piano amoroso. Ho una consapevolezza profonda e matura di tutto quello che non c’è più e vivo momento dopo momento sapendo che non so dove sto andando. Non lo so se un ennea tipo può davvero modificare il proprio essere in maniera profonda ma, seppure non esista nei testi sacri, credo che un periodo di purgatorio come questo sia importante. Forse, alla fine, mi riapproprierò delle mie modalità originarie e le rimetterò in gioco, ma forse la vita, talvolta, ti può portare a delle vere rivoluzioni che se accettate, pur con tutto il sacrificio e l’umiltà che questo chiede, possono portare a un cambiamento forte. Se esistono le rinascite, forse esistono i viraggi enneagrammatici profondi. Cosa ne pensate?….Mi sono persa…si sarà capito qualcosa? Melinda

Antonio Barbato: Egregia Marina, sarai pure Tre ma parli, senti, vedi la vita e l’amore, sei torrenziale e ribollente, vulcanica e raggelata proprio come un Due! Ciò detto, vai presa esattamente come sei, e, non ti preoccupare, seppure nel caotico stile del Due:, ti sei fatta capire bene.

Marina P: Per rispondere a Maura, io continuo a credere che non sia possibile capire se un amore “malato” possa essere amore o no, perché alla fin fine chi di noi può dimostrare che l’amore che prova sia vero, profondo o sano??

Valentina P: Vedo che i temi diventano sempre più complessi…L’amore per me è un insieme di tantissime cose. Non posso racchiuderle solo in un rapporto di coppia, anche se, in quel caso, le emozioni sono più forti e dominanti. L’amore, per me, è come una magia di cui non conosco la formula, è una bella giornata di sole, è il tramonto e una giornata che finisce. È l’incanto che provo nel guardare un fiore bellissimo che non stacco dalla radice. È un camino che riscalda la mia vita, è la voglia che nasce dentro di me, è la sensazione di pace che provo quando cammino per strada, è una curiosità che mi spinge oltre, è una luce che mi attraversa, è il ricordo che non si spegne, è il vuoto che provo, è un momento che non torna più, è la cura che metto nelle cose, è la speranza che questa vita non sia inutile.

Maurizio C: E’ vero Maura. L’affinità è molto legata allo stesso sottotipo più che alla base enneagrammatica. Ma chiedo: A) il sottotipo cambia nel tempo? Se, come credo, ciò sia possibile dobbiamo trovare un elemento discriminante più stabile, la base appunto. B) Resta il problema: perché certe basi in coppia duratura sono più frequenti di altre?

Marina M: Non lo so. Piacerebbe anche a me saperlo. Mi piacerebbe anche capire come l’enneagramma agisce nella e sulla persona quando questa, appunto, affronta determinati traumi (o li subisce). Che tipo di “tenuta” la propria base offre? Perché la teoria è una cosa ma la pratica e l’esperienza è tutt’altra. Il sottotipo cambia nel tempo? Credo che possa accadere ma non ne ho certezza. Il sottotipo è lo stesso anche nelle ali e con gli stessi mix? Non ne sarei così sicura perché le caratteristiche e le tendenze potrebbero essere differenti e quindi si potrebbe ascrivere alla propria essenza un sottotipo differente rispetto a quello della propria base. Come avviene il viraggio di controtendenza quando certi fatti ti cambiano l’umore in maniera radicale? Tu sai rispondere e fare ipotesi? A me interessano molto perché è qui che l’enneagramma comincia a diventare interessante.

Antonio Barbato: Beh, mi fa piacere che concordiate con la mia intuizione del Novantasei, secondo la quale i rapporti relazionali duraturi sono molto più influenzati dalla condivisione di un comune istinto dominante, un comune “linguaggio” primitivo, che non da altro. Alla domanda di Maurizio sul cambiamento del “sottotipo”, avevo già risposto in maniera privata, ma forse è opportuno condividere con voi alcune considerazioni. I tre istinti sono tutti indispensabili alla vita, essendo risposte preordinate a problemi inerenti la vita stessa, e, pertanto, alla nascita essi eseguono i compiti che gli sono propri. Con la nascita dell’ego (passione + fissazione) essi vengono corrotti da quest’ultimo che li usa per i propri scopi e da loro un significato completamente diverso da quello originale. Per fare capire il concetto ho ideato l’immagine di una persona che ha tre braccia (gli istinti) e gioca a tennis (la passione). Una volta che si è presa l’abitudine a giocare il rovescio bimane (cioè ad avere due istinti sviluppati ed uno retratto), ad esempio, sulla carta è possibile cambiare l’impostazione, ma, nella pratica, questo è ostacolato dal più possente dei nostri nemici psichici: l’abitudine. Il cambiamento dell’istinto dominante è, quindi, possibile, ma pressoché irrealizzabile, se non in presenza di uno shock simile ad una frattura che ci renda, per lungo tempo, indisponibile l’uso di un braccio. La risposta alla seconda domanda discende dalle considerazioni appena svolte. L’ego persegue i suoi fini e, se trova l’anello (normalmente una cosa che desidera ardentemente), che va bene per il suo gancio (normalmente qualcosa che offre o sembra offrire), non se ne distacca fino a quando non consegue il suo risultato finale. Questa non è la descrizione di un rapporto malato o nevrotico; è solo il risultato della distorsione operata dal nostro ego di un qualcosa che è in sé perfetto (l’amore), ma che diviene, come affermava il Settimo Sigillo, perfetto nella sua assoluta imperfezione.

Eleonora G: Dopo la tua spiegazione sull’amore imperfetto, Antonio, spero di essere meno severa nel giudicare i miei limiti e quello dell’altro. Per anni, ho fatta mia una frase di Margherita Yorcenaur che suona pressappoco così: “L’amore è una punizione. Veniamo puniti perché non riusciamo a rimanere da soli”. Avendo un “genitore critico” interno molto forte, diciamo che tra gli attributi di Dio, ho sentito sempre fortemente la sua qualità di Giudice e di Normatore, e molto meno quella della Compassione, innanzi tutto nei confronti di me stessa

Marina M: Antonio…..quello che uno sente per se stesso è la sua verità profonda, e comunque è quello che sente toccargli quel punto che solo lui conosce esistere. La ricerca di sé è un diritto e, aggiungo, un dovere di ognuno di noi ma il parere degli altri è importante e sempre stimolante. Eleonora, mi piace molto quello che esprime la Yourcenar e, credo, sia abbastanza vero, ma ho conosciuto persone che stanno bene da sole e non condividono nulla nel loro profondo…..Stanno meglio di noi e sanno prendere ciò che gli serve senza tanti problemi. Non li invidio e non vorrei essere loro ma devo ammettere che per loro la vita è tutt’altra cosa!

Maurizio C: Quante cose. A) Per Antonio: lo so, su questo punto siamo un pò in disaccordo. Per me i sottotipi, che giustamente compartecipano in noi pur in dosaggi diversi e mutanti, cambiano e anche non raramente durante i percorsi e gli scontri della vita. B) Per Marina: per me durante la dominanza di un sottotipo, resta identica anche nell’ala e nella connessione freccia. C) Insisto che è pericoloso verbalizzare all’altro la classificazione dell’enneatipo che deve restare una scelta assolutamente personale. Non siamo etichette ma persone. D) Tutte queste opinioni sono, appunto, opinioni. Finché non si possa trovare un sistema per scientificizzarle, ammesso che esista. Ah! La cosa più importante! Resta il fatto che alcune coppie tipologiche sono frequenti nei rapporti di lunga durata e altre no. Io ho una risposta. Ma vorrei sentire prima le vostre opinioni. Magari a voi non sembra vero.

Marina M: Maurizio, credo sia possibile che il dominio di un sottotipo in un certo momento possa “controllare” i sottotipi delle ali per coerenza d’azione, ma se un soggetto è in profondo conflitto o in uno stato profondo di prostrazione o addirittura in un momento di viraggio, potrebbe vivere un momento di dissociazione più o meno profonda o semplice crisi di identità. E, forse, anche in un momento esilarante, tutto potrebbe mescolarsi con un certo disordine. Se poi ci spostiamo nell’area “insana”, sicuramente le dissociazioni esistono e sussistono: eccome! Sono altrettanto convinta che, nell’arco della vita, i sottotipi sono in gioco alla grande ed entrano ed escono come attori sul palcoscenico, così come il movimento delle connessioni frecce. D’altronde, l’enneagramma è un cerchio con all’interno dei giochi triangolari, esagonali, pentagonali e così via e sono tutti indicati, appunto con delle frecce (e controfrecce), pertanto non può né deve essere statico, altrimenti non è un enneagramma ma uno enneastaticogramma. Sui rapporti di lunga durata, devo pensare alle coppie che conosco ma direi che coppie Otto/Due e Sei/Due, possono avere lunga durata, e ne conosco. Una coppia Tre/Tre può avere lunga durata, ma la competizione porta ad elevati livelli di rischio anche se molto dipende dal sottotipo, secondo me). Coppie Tre/Nove e Tre/Sei, possono avere grandi stimoli ma non si dire sulla durata. Vedo bene le coppie Uno/Cinque, Uno/Quattro, Uno/Sei, sbaglio?

Maurizio C: Sul fatto che in area insana i sottotipi possano mescolarsi non so, può essere, non ne ho esperienza. Normalmente rimane sempre lo stesso, secondo me. Ma non conosco dati scientifici a riguardo.

Marina M: Ma cosa ne pensi delle coppie che ho illustrato? Che esperienze hai? Sai che a pensarci bene le donne Uno e Due sono quelle che, nei miei ambiti amicali, hanno situazioni affettive di maggior durata? (non necessariamente soddisfacenti però!). E tra gli uomini direi che i Sei e gli Otto sono i più duraturi nella coppia (però pare più per senso del dovere che di piacere e, devo ammettere, ahimè, con parecchi tradimenti). Gli uomini Quattro sono fedeli ma spaccano i rapporti con mine vaganti. I Tre sono profondamente fedeli e mettono in discussione di continuo il rapporto creando stimoli incredibili e amano la libertà di principio pur riportando tutto dentro la coppia, per loro un must nella vita!

Marina P: Io veramente conosco un Tre che è talmente preso dal raggiungimento del successo lavorativo da trascinarsi tutta la famiglia dietro. Tutti devono essere come lui, fare come lui, essere vincenti, e il risultato mi sembra una moglie esaurita e due figli rompiballe e depressi! Ragazze…non si corre il rischio di generalizzare? L’amore è amore…io non ci credo che ci siano statistiche e leggi in merito…(ma sarà il mio solito animo da bastian contraria :-) …ero sposata con un Otto che ha fatto di tutto per distruggere il rapporto, conosco almeno un paio di Sei : che hanno seminato guai e sono ormai separati…insomma…non so…

Antonio Barbato: Cara Ele, ma la Marguerite era un Cinque di Conservazione, per forza doveva sentire come una debolezza il desiderio dell’altro! Paradossalmente fa il paio, dal lato opposto, con la dichiarazione di Sennarcherib (sovrano assiro distruttore di molte città e regni): “Ovunque ho preso senza timore schiavi con me. Gli uomini per servirmi, le donne per il mio piacere, e non ho mai avuto bisogno di altro che di me stesso.”

Valentina P: Antonio, La descrizione del Cinque che hai appena fatto è “teribile” come direbbero a Roma!!! Tra poco incomincio a fare citazioni di personaggi inventati tanto per mettervi in imbarazzo….mi date un Bignami per favore???

Antonio Barbato: Il tuo messaggio mi permette di correggere una imprecisione che ho fatto nel precedente post. Sennarcherib non era un Cinque (o meglio, non so nemmeno di che tipo fosse, perché non c’è nessuna sua biografia), ma la sua frase era tanto sprezzante verso gli altri esseri umani che era l’esatto opposto di quello della Yourcenar, per questo l’ho affiancata. “Ignorare” è l’unica posizione da cui si può cominciare ad imparare, ed è, quindi, qualcosa a cui tendere.

Franco I: Come si manifesta l’amore? A me si manifesta per via di un particolare sorriso e sguardo di donna, che solo il mio Essere riconosce e mi fa comprendere che quello è l’amore. L’amore, poi, è la ricerca di quel mondo meraviglioso che si trova dentro a quel sorriso e a quello sguardo che tutto ha scatenato.

Luce B: L’amore si manifesta in me se sento di potermi fidare allora… mi fido dell’amore. Capisco bene cosa vuol dire il tuo “essere” che riconosce l’altro, ma a volte…. è solo un frammento dell’altro. Il tutto va compreso e amato e ci vuole fiducia e sincerità reciproca. Essere disposti a correre il rischio… Io ancora non so rischiare.

Franco I: Infatti, ho poi aggiunto che c’è la ricerca del mondo meraviglioso dell’altra e, aggiungo, la ricerca della sua essenza e del suo carattere…. solo così si crea la fiducia; certo che se non c’è reciprocità tutto decade. In ogni caso parto sempre con ottimismo e voglia di rischiare, la fiducia nasce strada facendo.

Luce B: L’amore nasce solo se si è disposti a dare…. veramente e nella verità.

Franco I: Sono d’accordo con te e direi….. disposti a donare.

Luce B: Donare è paradossalmente più facile che dare…. il dare implica l’esercizio della volontà e la forza della decisione, il donare è un impeto del cuore, il donare può essere circoscritto il dare è una scelta continua. Il dare e donare è una costruzione di percorso.

Alessia P: L’amore è come un cocomero freddo quando fuori ci sono 38 gradi all’ombra e tu vieni dalla strada accaldato e sudato: rosso, dolce, dissetante, fresco…che ti riempie la bocca, ti lava la faccia, ma che ti da sollievo anche dentro (non si sa come), è rigenerante, se maturo al punto giusto, ad ogni morso non ti stanca mai!!! E quando finisce…ne puoi prendere un altro!!!….con la speranza che sia come o addirittura migliore del precedente!!! Visione stupenda ma effettivamente limitativa: da brava Sette di espansione, l’amore l’ho sempre vissuto con la sensazione di stare vivendo un’esperienza fantastica stupenda e meravigliosa, con la consapevolezza (o il terrore?) che prima o poi sarebbe finito il cocomero….Sarà l’impermanenza delle cose che mi fa credere questo, ma mi rendo conto che per me questa paura è anche la benzina che riaccende sempre il fuoco, o meglio, che lascia che non si spenga. So anche, però, che quando amo sul serio (che non è per niente simile ad innamorarmi) sento una grande ed intensa sensazione di libertà interiore, di completezza ed armonia, tutto da condividere con l’altro e mi accorgo che è amore vero quando in coppia riesco ad affrontare qualsiasi cosa, non solo le gioie, ma soprattutto dolori e difficoltà!!!

Stefania C (Alice): In questo momento è impersonato da qualcuno che non posso avere! Ad un Quattro è il minimo che possa capitare! Un Quattro si sente amato quando l’altro lo fa sentire unico e importante e soprattutto speciale. Non deve mai scadere nella mediocrità.

Antonio Barbato: Cara Alice, esattamente quello che un Quattro non deve fare! Normalmente questa “malattia” ha due distinti aspetti, ambedue fonti continue di frustrazione: Uno) Non sapersi separare da una relazione dannosa o frustrante Due) Desiderare sempre qualcosa di diverso da quello che si ha, disprezzando quello che ci è vicino per cercare quello che non abbiamo.

Stefania C: Caro Antonio, sono perfettamente d’accordo, ma un Quattro vive anche della propria “disperazione”, nella ricerca del rapporto speciale ed è proprio in questa ricerca che ama senza finzioni, rendendolo totalmente vulnerabile, ma protagonista anche nel dolore. La ricerca dell’amore, per il Quattro, è una ricerca snervante, sa che ciò che veramente cerca non riuscirà mai a trovarlo e non solo in amore.

Antonio Barbato: Esiste uno sgradevole meccanismo che è attivo, per sfortuna, nella psiche di un Quattro e si chiama “Drammatizzazione”. Sapere riconoscere quando comincia ad emettere il suo veleno e disattivarlo, è un’importante ancora di salvezza per un Quattro. Non è poi vero che un Quattro, come tu hai scritto, “sa che ciò veramente cerca non riuscirà mai a trovarlo e non solo in amore”. Io direi che, anzi, è vero il contrario: un Quattro spera sempre di ottenere quello che non ha e di diventare quello che non è, (come diceva il Quattrissimo Renato Zero il manichino spera sempre che la sua sorte cambierà), altrimenti andrebbe al suicidio come Anna Karenina. Io direi che il Quattro cerca l’intensità e l’ideale, e in questo suo tentativo si espone a tutta la sua intima vulnerabilità del confronto con ciò che non è proprio dell’umanità.

Stefania C: Sono d’accordo sulla drammatizzazione e sull’autodifesa, sul resto un po’ meno. Sarebbe troppo lungo da spiegare, almeno stasera. Al suicidio ho rinunciato troppi anni fa! E, comunque, non certo per amore! Anche se…fa molto…scherzo! Un Quattro vive tutto intensamente, con grande passione, il sesso come tutto il resto. Anche il sesso deve essere autentico e allo stesso tempo sofisticato, il compagno non deve mai scadere nella “volgarità”, nella banalità e soprattutto non deve fare niente che possa disturbare la “magia” del momento. Se accade questo si rovina tutto e un Quattro potrebbe anche girarsi dall’altra parte e dire buonanotte! Deve esserci un’intesa perfetta, fatta di mille piccole attenzioni, deve restare sempre un alone di mistero intorno. Ma del resto l’amore è un incantesimo! Naturalmente parlo da Quattro, ma parlo per me, non per altri. Sono stata “lasciata” da una persona che conta molto per me e al quale voglio troppo bene, ma, nonostante tutto, sopravvivo discretamente bene. Beh, sto male, ovvio. In passato ne sarei quasi morta, il dolore sarebbe stato insopportabile! L’unico vantaggio di avere qualche anno in più è che si diventa più saggi! In realtà è che ho lavorato molto su me stessa e sono riuscita, per mezzo anche di dolori molto più grandi, ad avere un “sano” egoismo che mi frena nel lasciarmi totalmente travolgere dalla disperazione. Ho imparato a stare da sola con me stessa, a scrutare dentro il mio vuoto e a dare il tempo giusto a ogni cosa. Ho imparato a trasformare il dolore in esperienza che fa crescere, anziché crogiolarmi nel dolore fine a se stesso. C’è un tempo per ogni cosa…..

Tecla E: Io l’amore lo vedo così, come in questa cosa che ho scritto dopo la morte del mio compagno:

Se tu/non avessi attraversato/la linea d’ombra /della mia vita/illuminandola/in tutti gli angoli oscuri/inondando di luce i prismi/immobili delle mie angosce. Se il cuneo/della tua forza/nel marmo dei miei pensieri/non avesse inciso/il solco profondo/della comprensione Se non avessi /incontrato il tuo sguardo di velluto stellato/la cura della tua mano delicata/nel giardino delle mie paure./ Se non avessi rovesciato/il fondo del pozzo/alla ricerca sicura/del mio mondo vitale Se dall’altro lato/dello specchio/fuori dalla mia solitudine/tu non avessi sempre aspettato… Se non mi avessi amato/di quale amore sarei capace io? Hai smentito la linea nera/del mio percorso di vita,/convinta di non essere degna d’amore;/hai incollato tutti i pezzi del puzzle/col cemento della tua dolcezza./Hai accettato i miei limiti/e li hai accolti nel nido del tuo cuore. E ogni volta,sempre,sempre/per ogni distacco/ogni lacerazione/ogni perdita/ogni abbandono/l’eco di te ha risposto: ci sono. Hai lenito le ferite /dell’infanzia/testimoniando con /pazienza il tuo amore. Senza di te/quale fede nell’altro/avrei mai potuto avere? Vorrei gridare/che senza di te non sono/graffiare la vita/col sangue dei miei rimpianti/urlare con la voce roca/dell’impotenza/invece ancora una volta devo accogliere/nel corpo del mio calice il tuo amore/e restituire vita/alla vita. Devo consumare ogni frammento/del nostro incontro/ogni pezzo del pane buono/di ciò che è stato/per lastricare /la strada che verrà. Ora che non puoi più/cucire e riparare/gli strappi del mio vestito nuovo/ora devo ricordare/come univi i fili/e con attenzione paziente/imparare a tessere/risposte dove ci sono domande. senza di te/sarei rimasta/la bambina nell’angolo/seduta sotto un cielo di pioggia./Ora che mi vedo/attendo la tua mano che/mi aiuti ad alzarmi/per esplorare il giardino dei miei sogni. La tua mano non c’è/ma c’è l’impronta del tuo corpo/nel mio corpo/del tuo soffio vitale/nel mio. Ti amo con tutta me stessa/dalle bocche dei lupi/della mia disperazione/mi aggrappo al tronco saldo/che è stata la tua presenza/mi nutro della tua linfa ancora/sono bagnata dalla pioggia lieve/della tua rugiada./Sei nelle radici della mia vita/nel senso profondo della mia esistenza/nello scopo del destino che è in me. Ancora non sono capace/ancora il mio pendolo oscilla/tra il desiderio di naufragio/e l’ancora ferma del porto. Ho timore di ingiallire/altre pagine/con l’ipocrisia dei dopo/l’incertezza dei forse/i macigni dei mai. Però non mi sono persa/del tutto/tengo stretto/il tuo battito/al mio/il tuo soffio/nel mio soffio/il tuo sguardo/nello sguardo che è mio.

Antonio Barbato: Cara Tecla, grazie anche a nome della redazione, per aver voluto condividere una tua cosa tanto intensa e toccante. Me la sono stampata per poterla leggere meglio ed assaporarla lentamente, verso per verso, come si gusta il colore ed il gusto di ogni chicco di melograno. Cara Alice, non ho alcun problema nel dire che sono un tipo Quattro sottotipo di Conservazione. Avere un “sano” egoismo, nel senso che ci si riesce a separare da relazioni dannose senza pensare che si debba stare necessariamente con qualcuno (l’amore, ah l’amore, con tanto di sospiro doloroso), è un indizio di una migliore capacità di relazionarsi con se stessi prima che con gli altri.

Alberto (Neottolemo): Beh, ancora una volta mi intrometto leggermente in ritardo, ma oramai, si trattano argomenti che poco si adattano alle prestazioni psicologiche, (se così si possono chiamare) di un quindicenne come me…Alla domanda del thread, da tanto mi sarebbe piaciuto rispondere, ma (con la scusa di dubbi e paure), dovevo trovare il tempo, di potervi riflettere più attentamente. L’amore è un concetto che per me, che ho quindici anni, sembrerebbe banale. In passato, credevo che l’amore fosse una cosa molto superficiale cui dar poco conto, perché, tanto, sarà lui a venire da te. Ebbene no, sbagliavo. L’amore è una cosa che desidero, ma non posso avere (da buon Sei). Perché? Semplicemente perché ho così tanta paura di espormi e dichiarare ad una ragazza quanto sia bella e quanto mi faccia impazzire che in quell’istante dubito, lasciandomi scivolare via quell’opportunità, che, forse, non si avrà mai più nel corso del tempo. Io do affetto, da buon sottotipo di conservazione, in cambio di sicurezza (anche solo un pochino, grazie 😛 ), ma spesso mi sono ritrovato ad affrontare persone che, invece di sicurezza, mi hanno dato rabbia e disagio, che ho sentito addosso come se mi avessero gettato una torta in faccia. E allora mi isolo. È davvero brutto per me. Tanto che ora, rammentando quelle determinate situazioni e la mia incapacità a reagire nei confronti dei torti subiti, mi arrabbio e, solo adesso, inizio a comprendere quanto a volte sia opportuno reagire. So, però, che anche questo è pur sempre un concetto vergato su un foglio di carta, che non ha trovato effettiva applicazione nella vita reale. Ed è, adesso, ciò su cui mi sto concentrando e ciò su cui lavoro per cambiare.

Marina P: Cari Alberto e Tecla…due mondi di emozioni così lontani e apparentemente differenti. Tecla hai amato molto, e, da quanto scrivi nei tuoi splendidi versi, sei stata amata a tua volta. Alberto tu l’amore di una ragazza non lo conosci ancora, ma… quanta vita hai davanti a te… Per un attimo ho pensato, leggendo le tue righe, meno male che io le torte le faccio proprio malissimo…Due attimi simili nella loro malinconia su di una linea temporale così diversa. Io non ho parole da scrivere a chi ho amato, perché non sono stata amata da lui. Non ho parole da scrivere a chi amo, perché non sono amata da lui. In questa linea strana, da tratteggiare tra voi, vedo promesse o ricchezze che io non ho mai ancora conosciuto, spero di non averle perdute in un altrove ormai finito. Non è facile, per nessuno. Ma l’amore è amore, non può non trovare chi lo sta cercando…

Stefania C: Caro Alberto, come somiglia il tuo atteggiamento a quello di una persona che ho conosciuto così bene e al quale ho voluto troppo bene! Scappare di fronte ai sentimenti, all’amore, sembra essere una prerogativa dei Sei. Ma perché scappare; che senso ha? Così finite per soffrire il doppio. Lasciatevi un po’ andare senza farvi troppi problemi, non siate diffidenti e impauriti di fronte a un sentimento così bello! Certo, può fare anche soffrire molto (ne so qualcosa), ma vale sempre la pena di viverlo spontaneamente fino in fondo, senza chiedersi quanto durerà. Quando l’amore finisce si soffre, ma almeno puoi dire di averlo assaporato attimo per attimo, nel bene e nel male, se eviti tutto questo, soffri comunque perché non potrai mai sapere quanto bello potrebbe essere stato lasciarsi andare e sentire di amare. Scusa la mia intromissione, volevo soltanto fare una riflessione a proposito dei Sei e dell’amore.

Antonio Barbato: Mio caro Neottolemo, non ti giudicare con tanta severità. Pensa che è normale per un maschio avere, alla tua età, le difficoltà che tu hai, con coraggio, raccontato. La vita è un fuoco che cucina lentamente i nostri “ingredienti” (per usare una metafora che ti può essere cara), e tu hai tutto il diritto di non pretendere da te stesso una “cottura” perfetta alla tua età. Lasciati rassicurare, inoltre, da chi è, purtroppo, ormai molto più vecchio di te: di occasioni per amare la vita ce ne offre continuamente se il nostro cuore non si è inaridito. Non possiamo sperare di essere sempre ricambiati, è vero, ma io penso che è meglio aver amato e perso che non aver mai amato. Verrà il giorno in cui prenderai il tuo destino nelle tue mani e, pur se avrai paura come tutti la hanno avuta e l’avranno, saprai parlare chiaramente ad una ragazza ed al tuo futuro.

Raffaella F: Ciao, ho letto quanto avete scritto e mi è tornato in mente, oltre ai grandi della letteratura, anche un grande del cinema che penso abbia detto (tra i tanti discorsi arzigogolati dei suoi film), qualcosa di vero sull’Amore. In Annie Hall, Woody Allen sostiene che “… era stato molto bello, rivedere ancora Annie. Mi resi conto di quanto era in gamba – stupenda – e, sì, era un piacere… solo averla conosciuta… E allora io… ripensai a quella vecchia barzelletta, quella in cui c’è questo tizio che va dallo psichiatra e gli fa: “Dottore, mio fratello è pazzo. Crede d’essere una gallina.”E allora il dottore gli dice: “Ma perché non lo rinchiude in manicomio?” E quel tale gli risponde: “Già! Ma poi dopo, l’ovetto fresco, a me, chi me lo fa?”. Insomma, mi pare che è proprio così, grosso modo, che la penso anche io, riguardo ai rapporti umani. Mi spiego, sono del tutto irrazionali e pazzeschi e assurdi e… ma… mi sa tanto che li sopportiamo perché, hum… tutti quanti… più o meno ne abbiamo bisogno, dell’“ovetto fresco”.

Valentina P: Cara Tecla, ho letto con piacere e con emozione ciò che hai scritto. Credo che sia un bene parlare di sé, anche se il pudore dei nostri sentimenti ci suggerisce spesso il silenzio. C’e’ sempre da riflettere quando si ascoltano le storie altrui….e c’è sempre da donare, a chi riesce ancora a ricevere….hai tutto il mio più profondo rispetto.

Tecla E: Il pudore dei miei sentimenti mi ha costretto a un silenzio emozionale per moltissimi anni. Sempre pronta a dibattere dei principi e delle idee con spirito dialettico e, a volte, polemico, ma quando si toccava il mio cuore, pochissime persone avevano l’accesso. Ho avuto l’immensa fortuna di condividere la mia vita con una persona che mi ha consentito un rapporto profondo, però questo è stato anche un po’ un danno, perché mi è sembrato che non avessi bisogno di nessun altro. Oggi che sono rimasta sola, capisco che, se non voglio morire dentro, devo rischiare un po’, aprirmi con altre persone, condividere, vincere il timore di essere incompresa o giudicata. Forse rischio di eccedere…in quest’anno e mezzo non sono riuscita a fare niente per me stessa, mi sono attaccata al ‘dovere’ disperatamente. L’enneagramma è stata l’unica cosa che sono riuscita ad attivare, credo che sia il canale giusto per me, perché risponde al mio bisogno di comprensione e alla mia voglia di cambiamento, ma anche se nel gruppo vedo persone che mi attraggono e con le quali vorrei comunicare, ho paura di non sapere bene come fare, paura di essere invadente o di volermi imporre. Insomma un gran casino. Per me è un’assoluta novità ammettere il mio bisogno affettivo, cercare di avvicinarmi agli altri: avevo tutto quello che mi serviva fino a poco tempo fa. A volte attivare il cambiamento mi fa sentire quasi come se stessi tradendo qualcosa; è una sensazione dolorosa e piena di sensi di colpa. Lo so non mi sono spiegata bene, ma è troppo difficile per me!

Raffaella F: Scusa Antonio, ma Watson, per caso era un Nove? Me lo chiedo per due motivi. Il primo è che mi sono sempre, e facilmente, identificata con lui e poi chi potrebbe amare (perché anche quello tra Sherlock e John è amore secondo me), un Cinque così incondizionatamente e permettersi di dirgli, e sentirsi dire, anche le cose che fanno male e rimanere sempre là, se non un Nove? In un primo momento pensavo ad un Due (che dà tanto e rimane dietro le quinte), ma il fatto che Watson si sposi ma che resti sempre “Watson” non mi sembra proprio da Due!

Alberto (Neottolemo): ‘Sera a Tutti. Ho notato con piacere alcune risposte alla mia affermazione e devo, innanzitutto, ringraziarvi. Antonio, hai proprio ragione quando dici che mi giudico con severità, talvolta non me ne accorgo nemmeno, ma è proprio così, e, devo dire, che mi ha fatto riflettere molto ciò che mi ha scritto. Non posso aggiungere molto, anche perché, in questo preciso istante, non mi vengono le parole giuste, ma, un giorno, riuscirò ad abbattere questo muro di dubbi e paure e, finalmente, guardare me stesso e sorridere. Continuare a vivere senza preoccuparsi troppo (ma fino a un certo punto eh!!?!!?), fare spontaneamente quello che davvero voglio, e aggiungere un po’ di zucchero ed un po’ di coraggio agli ingredienti che sono in cottura ( ;-P giusto per usufruire della stessa metafora).

Laura C: Caspita ragazzi, ma quanto mi ero persa? Ci ho messo un bel po’ a leggere tutto! Ancora mi asciugo le lacrime e tremo per le parole di Tecla. Qui il silenzio mi sembra il suono più doveroso, almeno in questa sede, e finché le mie corde non smettono di vibrare. Poi ho letto le belle parole del dolcissimo Neottolemo. Perché raccontarvi tutto ciò? Probabilmente perché mi mangio le mani e perché avrei molte cose da dire ma non posso, neanche in questo caso, tornare indietro e porre rimedio… Ribadisco solo il mio punto di vista sul tema (Alberto, parlo anche con te): l’amore è amore quando si sente dentro di se quel sentimento, comunque ci appaia, che ci fa sorridere, volare o sognare. A chi è rivolto, come lo si esterna e che risposta ha (seppure ne ha una), in cambio, è un altro argomento. Per questo, molti interventi fa, parlavo di amore incondizionato…

Marina P: Laura che piacere rileggerti….so che sei stressata e impegnata col lavoro, ma come vedi qualunque semino lasciato quassù riesce sempre a germogliare, basta un piccolo contributo da parte di tutti, e le cose da dire a volte sembrano infinite. Io mi scontro spesso con questa realtà. Sono dell’idea che in una società in cui tutti fanno, nel loro piccolo, la parte che gli spetta, le cose funzionano bene. Dove c’è calore, dove c’è un minimo di costanza, dove c’è lo sforzo costruttivo di chiunque, tutti possono crescere, migliorare, assaporare i frutti di quanto si coltiva, e farne buon uso. Credo anche che in un mondo in cui tutto è acquistabile, tutto deve essere desiderato e consumato in breve tempo, dove tutti alla fine si sentono soli perché la gente non resta…ma ha sempre un altrove da raggiungere, altro da fare, riuscire a elevare e fortificare un rifugio in cui soli non si è, non è soltanto una piccola consolazione, ma una ricchezza. Ci tengo a dire che l’esperienza di crescita di cui parli ce la doniamo tutti, reciprocamente, ogni volta che decidiamo di spendere qualcosa del nostro tempo, del nostro intimo, della nostra vita per parlare con gli altri….quassù o altrove non importa. Di amore poi….possiamo parlare fino alla fine del tempo…c’è sempre qualcosa da dire, da capire, da scoprire. Tecla…mi hai emozionata molto, soprattutto commossa. Si percepisce chiaramente in ogni cosa che scrivi quanto hai sofferto e quanto stai cercando di fare per te stessa, per dare valore ad ogni giorno della tua esistenza, nonostante le perdite alle quali la tua vita ti ha costretta. Non scusarti troppo per le interruzioni, io sono diventata una donna impaziente e talvolta intollerante, e spesso do più fastidio di te a coloro che mi siedono accanto, anche se in maniera apparentemente diversa da te. Eppure, se anche a volte mi dispiaccio per la mia veemenza, io so che senza quella rabbia non avrei la forza di continuare a combattere. Per ora mi serve e la uso, quando sarò più forte me ne spoglierò senza rimpianti, grata per quello che avrò ottenuto, e sono certa che chi mi avrà amata e sopportata ugualmente, potrà beneficiare dei cambiamenti abbastanza da non volermene per le mie ronzanti seccature. Facciamo tesoro di ogni cosa, senza dimenticarla, io sono sicura che i risultati arriveranno.

Valentina P: Cara Tecla, quando dici che palesare il tuo bisogno affettivo non ti viene facile, so esattamente di cosa stai parlando….sono un Due ricordi? Questo è uno dei miei grossi problemi. Ho paura di dire che ho bisogno di amore, perché il solo pensiero che mi venga negato mi congela. Eppure il mio bisogno è li….due volte importanti nella mia vita ho chiesto a qualcuno di non andare… e per due volte ho ricevuto la stessa risposta. E questo mi fa male. Forse pensi di “tradire” solo perché il tempo che è passato è ancora troppo poco per te. Le elaborazioni sono lente e dolorose. Ma sono sicura che non tradisci te stessa nel desiderare ancora un posto in questo mondo, nel voler esprimere ciò che sei. Non aver timore, e lo dico anche a me stessa, nel chiedere e nell’essere, perché grazie alle tue parole oggi ti vediamo un po’ di più e comprendiamo un tuo bisogno, come tu comprenderai i nostri.

Tecla E: Marina, per quanto possa essere difficile, bisogna desiderare di esserci, come dici tu, con calore e costanza. Parlando con mio fratello gli ho detto che sto scrivendo nel forum, gli ho espresso i miei timori e gli ho detto anche che lo sentivo come un ‘bisogno’. Lui mi ha risposto che non bisogna sentire le cose solo come un ‘bisogno’ (che è già una carenza), ma anche come desiderio e dunque come ‘piacere’. Mi è sembrata una riflessione giusta per un Quattro come me! Io sento di provare piacere quando ci sono veramente nelle cose, quando mi metto in gioco, quando partecipo, mi espongo, sento il calore e mi faccio intrigare e affascinare dalla diversità e dalla somiglianza degli altri. Mi date una bella occasione e una grande carica!

Maurizio C: Che bel tuffo nel passato ho fatto con Alberto/Neottolemo! Anch’io (da Sei) ho vissuto l’amore in queste condizioni. Ricordo una bellissima ragazza che mi piaceva tantissimo e alla quale non ero indifferente, ma, poiché piaceva a uno dei miei migliori amici, rinunciai non solo a corteggiarla ma a frequentarla tout court. Lontana dagli occhi, lontana dal cuore. Per fortuna il mio amico non riuscì nell’impresa! L’amore è vissuto sempre come pericoloso perché è devastante sotto tutte le coordinate possibili. Meglio rinunciare. Meglio essere conquistati o accettarlo come proveniente dall’esterno, perché questo ti mette in una condizione di forza. Lo so, è stupido, ma questo automatismo è dettato dalla mancanza di sicurezza e dalla instabilità che ogni amore porta con se. Come superare tutto questo? Non so, caro Alberto/Neottolemo, se la mia ricetta ti potrà essere utile, ma semplicemente non bisogna aver paura. Di nulla. Come? Un lungo processo di rafforzamento. Come? Arti marziali. Occupare il proprio corpo. Ragionare e sentire con il corpo. Sarà il corpo a dirti come e cosa fare. Sembra semplice. Non lo è. E’ un processo lungo. Ma quando un Sei occupa il proprio corpo, possiede un interlocutore che gli dà sicurezza e dopo tutto sarà meno complicato (non più semplice, naturalmente!). Con affetto. Un vecchio Sei.

Marina M: Ho letto e riletto, in questi giorni questi post e anche quanto scritto da me. Mi rendo conto che, finalmente, sto recuperando il giusto distacco da un passato doloroso e che, più o meno inconsciamente, mi ha tenuto attaccata come una piovra. Non ne sono del tutto fuori e le ricadute mi sorprendono ogni tanto, ma poi la lucidità riprende il suo giusto posto. Non mi riconosco pienamente in quanto ho detto e scritto, perché lo riconduco a un periodo di crisi identificativa profonda quindi mi sento richiamata a “raddrizzare” e ci provo. Sono in difficoltà a definire l’amore come concetto esterno a me. Per me l’amore è una sostanza intrinseca del mio essere e si esprime in senso universale. Quindi da come “arredo” la tavola (certo dipende dai momenti, nel senso che non è una ossessione), a come, ogni volta e sempre, ho aspettato alla porta il mio uomo che rientrava a casa, anche se magari ero arrabbiata e avevo da discutere qualcosa. Quindi per me l’amore è un fatto di essenza e, inoltre, un fatto sociale, di come ci si pone e di come si viene accolti. Senza amore c’è un velo grigio davanti a ogni cosa. Io non sono capace, probabilmente, di “non” amare e quindi la sofferenza nasce là dove per me, nei diversi livelli, manca lo scambio. Non sono capace di lavorare senza amare il mio lavoro e quelli che giocano la partita con me nel campo e mi impegno per trovare stimoli che magari non esistono. Assecondo questo mio bisogno perché so che se questo valore vive io sto meglio, do il meglio, e tutto è in armonia e funziona per me e per me con gli altri, che lo sentono sempre tantissimo. Non mi è difficile dare ne ricevere, ma nel rapporto di coppia per me l’amore è fondamentale. Se l’amore non è reciproco, per me, non è una storia di coppia. Certo talvolta si è costretti a farne a meno e questo, personalmente, è un impoverimento profondo che mi porta ad assumere esagerati sistemi e meccanismi di difesa che, talvolta, mi mettono una pressione micidiale. L’altruismo, nel senso più lato del termine, fa parte del mio senso d’amore, e anche questo scatta in automatico e non è mai legato a un tornaconto, se non al mio benessere per aver fatto qualcosa di utile e, quindi, di sentirmi in pace col mio cuore. Spesso questo automatismo è così forte da non farmi riflettere a sufficienza su come lo sto esprimendo e, di solito, ne pago sempre di persona le dure conseguenze. L’amore altruistico si sposa col senso (ovviamente personale) di giustizia, e questo mi porta ad essere un pioniere in molte situazioni. Sono per l’innovazione e non amo la noia, quindi mi innamoro di progetti complessi che mettono in gioco più campi in maniera incrociata e sulla lunga distanza. Sono un Tre, sottotipo dominante sociale, con due ali Quattro e Due in alternanza costante e ancora non in buon equilibrio che mi dissestano parecchio, ma va bene così: questa sono io! Se mi manca un po’ d’amore è verso me stessa perchè ancora non mi proteggo strabene…..ma i lavori sono in corso e ce la posso fare! Un bacio a tutti…..

Antonio Barbato: Alberto, voglio raccontarti come Maurizio una mia esperienza giovanile, che ti può essere utile per vedere un altro lato delle cose. Anche a me piaceva molto una ragazza mia coetanea (di 16 anni), ma lei piaceva ad uno dei miei migliori amici e, con la goffaggine e il romanticismo tragico di un giovane Quattro, ero sicuro che lei non potesse amare uno come me. Così mi limitai a giocare il ruolo dell’amico “disinteressato” (quante volte avrò letto il Cyrano di Rostand a quell’epoca??), e mi rassegnai a far finta di nulla quando lei si mise con questo ragazzo. Dopo un anno lei si stancò di lui e lo lasciò, ma io, nel frattempo, mi ero impegnato con una ragazza che nemmeno mi piaceva tanto e così non la vidi più per molto tempo. Puoi immaginare il mio stupore quando, una diecina di anni dopo, incontrai per caso questa ragazza e mi sentii incolpato di essere stato un “traditore”, perché le avevo fatto intravedere qualcosa, che lei corrispondeva, e poi mi ero indegnamente defilato. Perso nei miei tormenti e nelle mie fantasticherie non avevo visto assolutamente quale fosse la verità. Con gli anni ho imparato a capire che, forse, quella mia incapacità così sentita era una cosa naturale, vera per tutti gli adolescenti di tutte le epoche. Per questo, ti ripeto, non giudicarti tanto duramente: la scorza viene col tempo, l’importante è sapere perdonare i propri sbagli e quelli degli altri.

Marina M: Caro Alberto Neottolemo. Un bel dilemma tra il riconoscersi e lo spingersi oltre per scoprire altri lidi. Se posso esprimere una opinione estranea a coinvolgimenti emozionali mi sento di dire che il Sei, come peraltro tutti i tipi, ha un grande bisogno di nutrimento che coglie dall’esterno e pertanto, poiché tu sei giovane, se hai voglia, prova a verificare, dentro di te, se trovi la forza di spingerti oltre….se ce la fai e ne hai voglia. Usa la tua consapevolezza di Sei come arma personale per partire da una ottima base di conoscenza che altri non hanno per superare le barriere, e, navigando con essa al fianco come tua sicurezza, cercare altri linguaggi.

Alberto/Neottolemo: Innanzitutto Antonio ti ringrazio molto per avermi reso partecipe di una delle tue esperienze passate, che, raggruppate assieme ad altre, stanno occupando un posto nel mio “Ricettario” di vita. Sto imparando molto da voi tutti, dai vostri “errori”, se posso permettermi di chiamarli in questo modo (ma sia chiaro che non è per una presa in giro o per cattiveria che dico queste cose), e lo dico con il cuore perché mi state fornendo moltissimi spunti di riflessione, e mi state aprendo molte porte per andare avanti in questo lungo cammino. Mi auguro solo che assieme a questi ingredienti ed alle mie personali esperienze, io possa correggere i miei errori, o, addirittura, evitarli, così da cambiare me stesso!

Antonio Barbato: Caro Alberto, mi sembra quanto mai opportuno che siano le tue parole di adolescente alla ricerca dell’amore e di se stesso, a chiudere questa nostra lunga “cantata” a più voci, perché, aldilà delle differenze di età, le tue domande e le tue speranze sono le stesse che abbiamo noi tutti. Grazie a tutti voi che avete arricchito con le vostre esperienze questo splendido scambio ed…al prossimo argomento!!!

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