Grafia ed Enneatipo.

Grafia ed Enneatipo.

Claudio Garibaldi

In questa sezione, l’Associazione Italiana Studi Enneagramma intende attuare un approfondimento dei possibili collegamenti tra la teoria grafologica e l’Enneagramma stesso.

Cercheremo di compiere un viaggio di scoperta e di esplorazione, inoltrandoci nelle pieghe espressive e nei significati psicologici dei segni grafologici, tentando di comprendere come il loro linguaggio possa aiutarci ad individuare l’appartenenza ad un certo enneatipo od orientarci nell’escluderne altri.

Useremo delle categorie molto generali di analisi del grafismo, partendo dal presupposto che non può esservi un segno grafologico specifico per ogni enneatipo, ma piuttosto una sindrome di segni, come d’altra parte ogni enneatipo è un insieme di tratti caratteristici. Inoltre, ogni segno grafologico, pur avendo un significato di fondo, assume un suo più specifico significato quando viene considerato nel contesto grafico in cui è inserito.

Questa serie di articoli non deve essere considerata alla stregua di un corso per corrispondenza di grafologia, dato che per affrontare seriamente lo studio di questa antica disciplina, in Italia, attualmente, è stato attivato un corso di Laurea triennale. Mi limiterò, pertanto, ad offrire degli spunti che possano stimolare curiosità e riflessioni; spunti che saranno approfonditi il più possibile, ma che, comunque, vanno sempre visti in un’ottica sintetica.

In questo primo nostro appuntamento mi pare necessario effettuare principalmente un’introduzione di natura teorica. In seguito verranno presentate ed esaminate alcune scritture ed esaminati i singoli indici grafologici in relazione ai diversi enneatipi.

Motivazione di una ricerca

Prego il gentile lettore di perdonarmi, se prima di discutere più direttamente dei vari segni grafologici, faccio un accenno al percorso personale che mi ha portato a dedicarmi profondamente e con “passione” allo studio dei collegamenti tra queste due discipline.

Ritengo che per la maggior parte dei soci aderenti a questa nuova Associazione, l’incontro e la conoscenza dell’Enneagramma sia stato un momento di trasformazione importante nella propria vita. Sicuramente affrontarne lo studio con serietà ed umiltà apporta dei cambiamenti nel modo di relazionarsi a se stessi, agli altri, ed all’esistenza in generale. Ognuno di noi, interessato a questo Simbolo, ne conosce il potere benefico.

Io ne venni a conoscenza per puro caso, sfogliando le pagine di un testo in una libreria. Era il 1996, e già da diversi anni ero dedito allo studio ed alla professione di grafologo. Anche l’applicazione della grafologia si era rivelata fonte di conoscenza di me stesso e dell’essere umano, e ciò che mi affascinava (e mi sorprende tutt’ora), è la possibilità che questo strumento forniva al fine di cogliere le sfumature individuali di ciascun scrivente.

Tuttavia nell’Enneagramma trovai quell’elemento psico-spirituale di cui ero alla ricerca da molto tempo, forse senza esserne nemmeno troppo consapevole. Ricordo perfettamente, e questo valga come eventuale limitazione del sottoscritto e non per la grafologia in generale, come avessi l’impressione, nel mio lavoro di consulenza, che l’analisi grafologica, pur capace di andare in profondità nella definizione di una personalità, si arrestasse, poi, di fronte alla possibilità di suggerire percorsi evolutivi che non rimanessero costretti all’interno del “ciclo” della personalità stessa, o, espresso in un altro modo, che potesse solo proporre percorsi “in orizzontale”, per quanto accurati ed interessanti.

Avevo la sensazione di non riuscire a scalfire la “meccanica della compulsione”, come diremmo dal punto di vista dell’Enneagramma, di consigliare soluzioni meccaniche a problemi meccanici, o meglio di poterle descrivere attraverso la grafia, ma senza poi essere in grado di far “alzare lo sguardo”, di prospettare, a chi mi chiedeva l’analisi grafologica, una sorta di completa “visione dall’alto”, una panoramica che gli consentisse una piccola forma di personale auto-trascendenza.

In qualche modo avvertivo l’esigenza di avvicinarmi ad una “grafologia esistenzialista”.

Già nella sua Premessa a Carattere e Nevrosi. L’enneagramma dei tipi psicologici, Claudio Naranjo, senza dubbio uno degli studiosi più importanti riguardo all’argomento, affermando che: “L’interpretazione da me proposta può essere definita anche una visione transpersonale o spirituale del carattere, o, in alternativa, una visione esistenziale, in quanto, come vedremo, l’‘oscuramento’ spirituale viene paragonato alla perdita dell’essere; ma è anche un’indagine clinica in un ambito che in genere è appannaggio dei teorici della personalità, che include un approccio matematico e un’analisi psicodinamica dei tratti della personalità e delle loro interconnessioni ” – (Naranjo è stato anche collaboratore di Raymond B. Cattel, uno tra i più noti costruttori di test psicologici) – forniva una parziale risposta a ciò che stavo cercando.

Certo, pur senza conoscere l’Enneagramma, di fronte ad una grafia particolarmente rigida, che possiamo supporre abbastanza tipica di un enneatipo Uno, veniva spontaneo consigliare un percorso di integrazione verso l’enneatipo Sette, quindi verso una maggior flessibilità, gioia di vivere, libertà di esprimere i propri impulsi ecc., ma ciò che avvertivo mancante era appunto una visione più ampia, che tenesse conto anche dell’elemento trascendente. Un trascendente che però potesse essere percepito con sufficiente chiarezza, non un qualcosa di indefinito e troppo astratto. Ciò che l’Enneagramma chiama “consapevolezza dei propri schemi compulsivi”, che conduce ad un contatto più profondo con l’Essere. Percorsi che l’Enneagramma traccia con meravigliosa semplicità e profondità nello stesso tempo.

D’altra parte l’analisi di una grafia, anche se comporta sempre un certo grado di “intuizione soggettiva”, ponendosi talvolta in una zona di confine tra scienza ed arte, ha sviluppato tutta una serie di rigorosi parametri di misurazione, criteri sistematici di verifica, e scambi interdisciplinari con la psicologia; occorreva quindi tenerne conto per non incorrere in facili pressappochismi.

Infatti, “Il problema fondamentale del Moretti è stato sempre quello di capire l’uomo nella sua individualità unica ed irripetibile; per ciò ha respinto costantemente ogni tentativo di inquadrare la persona in schemi e classificazioni ” e, come scriveva un mio stimatissimo docente di Urbino “Ciò di cui, negli ultimi decenni, si è preso maggiormente coscienza, è stata l’individualità unica ed irripetibile della persona, al di là dei fenomeni specifici quali l’apprendimento, la creatività, l’emotività o la motivazione. Possiamo dire che questo è il più importante atto di omaggio reso dalla psicologia all’uomo. Se ogni concezione della personalità deve comporre gli aspetti descrittivi dell’individualità in una struttura che presenti caratteri durevoli ed identificabili, che sia unica per ogni singolo individuo, permettendo tuttavia di confrontare tra loro soggetti diversi, è chiaro che una simile concezione deve giungere ad una plasticità di contenuto tale che l’individuo vi appaia in tutta la sua integrità, non costretto entro schemi troppo angusti né annullato in delineazioni rigide od eccessivamente sintetiche .”

La grafologia si pone cioè in un’ottica idiografica, volta cioè a cogliere la specifica individualità di ogni essere umano.

Come grafologo che si avvicinava allo studio dell’Enneagramma, fu necessario pormi alcune domande: “L’Enneagramma è una mera tipologia caratterologica?” – e ancora: “Tutti gli appartenenti ad uno stesso enneatipo, con la stessa Ala, con lo stesso sottotipo, e ad un più o meno uguale livello di integrazione o disintegrazione sono pressoché simili?”. Certo, le sfumature sono infinite, la questione non è così semplicistica, ma neppure possiamo considerare la risposta scontata, all’interno della teoria stessa dell’Enneagramma.

Ecco perché, ad un certo punto considerai la possibilità di un procedere interdisciplinare in cui la ricchezza concettuale dell’Enneagramma potesse contribuire allo sviluppo teorico della grafologia, ed il particolare indirizzo metodologico di questa allargasse l’ambito di studio delle specifiche espressioni individuali dei nove enneatipi.

Dopo un periodo di riflessione, ebbi l’opportunità di incontrare Claudio Naranjo e potei esprimere la mia intenzione di lavorare su Enneagramma ed analisi grafologica. Egli manifestò la convinzione che la grafologia potesse rivelarsi strumento molto utile per l’individuazione dell’enneatipo, e, a conferma di questa convinzione, si rese disponibile a raccogliere circa quattrocento campioni di grafia all’interno del proprio percorso di formazione – il SAT – indicandomi per ciascuno sia l’enneatipo che il sottotipo di appartenenza.

A quel punto sentii che era possibile iniziare la ricerca vera e propria.

Presupposti dell’interazione tra Enneagramma e gesto grafico

La questione consiste in questo: se ciascuno degli enneatipi si riferisce ad una struttura profonda di personalità, possono questi esercitare un’influenza sul gesto grafico?

E’ possibile che la passione Dominante e la Fissazione Cognitiva che, secondo l’Enneagramma, condizionano la nostra intera esistenza, non abbiano ripercussioni su quell’originale e personale espressione di noi stessi che è la nostra grafia?

L’analisi grafologica ha come obiettivo quello di descrivere e definire la specifica individualità di ciascun essere umano. In effetti, è impossibile trovare due grafie che siano esattamente uguali, per la semplice ragione che è impossibile trovare due persone esattamente identiche.

Essenzialmente scrivere è un comportamento espressivo, che coinvolge l’intera organizzazione della personalità: disposizioni innate, processo intellettivo, qualità delle emozioni, immagini inconsce. La grafia è il prodotto complesso di un’attività neuro-fisio-psicologica.

Possono tutti questi elementi apportare un contributo al riconoscimento del nostro enneatipo, dell’Ala, del livello di integrazione o disintegrazione, e all’individuazione di tutte le numerose sfumature di ciascun tipo secondo l’Enneagramma?

In questo nostro piccolo viaggio, cercheremo di trovare una risposta a tali questioni.

Se l’Enneagramma è davvero una “mappa archetipica dell’ego”, che descrive i condizionamenti e gli automatismi della personalità, questo dovrebbe risultare in un collegamento con il gesto grafico considerato esso stesso come un comportamento dell’Ego.

Girolamo Moretti (1879-1963), creatore del metodo grafologico italiano, basa la sua teoria sul concetto di Passione Predominante (La Passione Predominante, Studio Grafologico “Fra Girolamo” – San Francesco – Ancona 1962).

Egli afferma che: “Fra tutte le manifestazioni delle tendenze dell’individuo, la psicologia deve cercare di cogliere quella che è la più semplice e nello stesso tempo la più complessa, in modo che sia la più completa, sì da racchiudere tutte le tendenze umani individualizzanti e individualizzate” (op. cit. p. 23) – (vale a dire, la Passione Predominante), e definisce l’individualità di un essere umano attraverso le luci e le ombre di questo nucleo della personalità.

Giovanni Luisetto, discepolo del Moretti, nell’introduzione al libro del Maestro, La Passione Predominante, riprendendone il pensiero afferma che “l’origine e scopo della Passione Predominante sono la preservazione e la difesa della personalità stessa” (op. cit. p. 8).

E inoltre scrive che “Ciò che noi troviamo di particolarmente originale in questo trattato di P. Moretti è di colpire con un solo sguardo l’individualizzazione della differenza specifica di ogni essere umano, ma innestata nella universalità degli elementi psicologici dello stesso essere” (op. cit. p. 7).

La Passione Predominante rappresenta il principio di unità, di identificazione e di autonomia della persona.

Il concetto grafologico di Passione Predominante quindi appare molto complesso e molto ampio.

Claudio Naranjo, nel suo libro “Carattere e Nevrosi”, afferma che: “Quando lavoriamo con una data persona, scopriamo un aspetto specifico della sua personalità che, nel quadro di una struttura di fondo comune a tutti, balza in primo piano ”, e che “…è particolarmente importante riconoscere e prendere in considerazione le interpretazioni orientate alla percezione della passione e della fissazione dominanti ”.

Inoltre, come egli dice riferendosi al metodo del “risveglio” dei lavori di Gurdjieff, è molto importante considerare “quell’aspetto di sé che consiste nell’individuazione del proprio “tratto o caratteristica fondamentale”, vale a dire di quella caratteristica pervasiva della personalità da intendersi come elemento centrale della stessa ”.

Si può quindi dedurre che, ad un livello epistemologico, sia possibile rilevare molti punti di intersezione tra queste due discipline: l’Enneagramma si riferisce alla Passione Dominante, e la Grafologia alla Passione Predominante. I due concetti non coincidono completamente, ma si integrano l’uno con l’altro, creando i presupposti per una ricerca fruttuosa ed anche la base per eventuali applicazioni operative nel percorso della conoscenza di sé.

I due schemi che seguono consistono in una rappresentazione sintetica dei punti di collegamento fra l’Enneagramma ed il sistema grafologico morettiano.

Come Grafologia ed Enneagramma possono interagire?

Grafologia ed Enneagramma sono discipline e strumenti spesso citati in vari contesti, ad esempio dalle società di selezione del personale ma, nella realtà dei fatti, ne viene fatto un uso distinto e separato.

In pratica non esiste una procedura integrata e specifica che, assumendo come base di partenza le categorie di analisi dell’Enneagramma e della Grafologia, ne attui di conseguenza una sintesi unificata di significati e di informazioni operative.

Nello stesso tempo, non esiste una procedura formalizzata che sia strutturata allo scopo di impiegare gli indici grafologici per pervenire all’individuazione dei diversi enneatipi psicologici (vale a dire le suddivisioni tipologiche, relative alla personalità, specifiche della teoria dell’Enneagramma).

Il concetto di Passione (“Dominante” o “Predominante”) è poi intrinsecamente collegato con quello dei tre istinti considerati fondamentali e strutturali nell’essere umano. Abbiamo quello psichico, quello sessuale e quello vitale nella grafologia, mentre l’Enneagramma si riferisce a quello sessuale, poi al sociale e quindi a quello auto-conservativo.

E’ pur vero che per la grafologia l’istinto sessuale comprende sia il sessuale sia quello sociale-relazionale, cui si riferisce l’Enneagramma (mentre l’istinto di conservazione coincide), e che l’Enneagramma non utilizza il concetto di istinto psichico.

Tuttavia si ritiene che quest’ultimo sia da valutare non come differenza inconciliabile e limitante, ma come specificità della teoria grafologica morettiana, la quale è orientata a cogliere l’originale unicità di ogni essere umano (basandosi sull’assunto empirico che, pur in presenza di categorie grafiche generali, ogni scrittura è diversa da ogni altra).

L’istinto psichico quindi è la spinta, di cui ogni essere vivente è ontologicamente portatore e perciò considerata istintiva, a realizzare la propria unicità.

Anche l’Enneagramma si riferisce ad una specificità individuale, perché la suddivisione in nove tipologie è solo il punto di partenza per un’analisi della personalità la cui unicità emerge in seguito valutando l’incidenza dell’ala dominante (in pratica uno dei tipi posti ai lati di quello principale), della direzione di integrazione o disintegrazione, dei sottotipi istintivi e del livello evolutivo all’interno di ogni enneatipo.

Dall’integrazione dinamica di questi elementi si arriva quindi alla definizione delle caratteristiche individuali.

L’esame di una grafia può di conseguenza apportare una componente aggiuntiva specifica, al fine di meglio focalizzare ed approfondire le tendenze strutturali di ogni singolo enneatipo.

Ugualmente l’Enneagramma può fornire all’analisi grafologica categorie orientative relative all’evoluzione individuale, che possono poi rendersi concrete in proposte operative più tangibili ed efficaci da presentare ad un ipotetico cliente che ha richiesto la consulenza, in quanto l’Enneagramma descrive dinamicamente precisi percorsi psicologici di auto-conoscenza e di sviluppo delle proprie potenzialità.

A sua volta l’analisi grafologica può permettere di attuare una verifica, nell’arco del tempo, la quale consenta di dare una lettura piuttosto accurata di quanto e come una determinata personalità sia riuscita ad intraprendere azioni di effettivo cambiamento, volte ad una gestione maggiormente equilibrata e consapevole delle proprie spinte emotive ed istintive nel contesto di schemi mentali che le sono propri, in quanto strettamente interconnessi alle dinamiche affettivo-relazionali.

Sia la Grafologia sia l’Enneagramma, reputano l’elemento cognitivo come determinante riguardo ad una gestione matura delle proprie caratteristiche temperamentali, le quali a loro volta sono state sottoposte ad un condizionamento da parte dello specifico contesto ambientale e familiare in cui si sono sviluppate.

Secondo l’Enneagramma, ad una certa “Passione” corrisponde una precisa “Fissazione” cognitiva, cioè un modo di interpretare la realtà. La Passione si forma inconsciamente nell’infanzia, come risultato dell’interazione tra predisposizioni innate ed ambiente, e si struttura poi in interpretazione cognitiva (Fissazione) delle varie situazioni e come modo di vedere se stessi e gli altri.

L’elemento cognitivo quindi ha subito una distorsione, di cui non vi è più la consapevolezza, proprio perché alla base vi è una Passione non coscientizzata.

Anche nella teoria grafologica viene affermato che la Passione è anche un’Idea (approfondiremo meglio questo concetto in seguito, analizzando le grafie), volendo affermare sostanzialmente lo stesso concetto appena esposto.

Vi è ancora un altro contributo, e quindi una direzione di ricerca, che la grafologia può fornire riguardo all’analisi differenziale degli enneatipi.

Allo stato attuale delle conoscenze, infatti, non viene effettuata, se non sporadicamente, una valutazione degli stessi enneatipi con riferimento al fatto che essi appartengano al genere maschile o piuttosto a quello femminile.

In una prospettiva di ricerca, l’analisi grafologica potrebbe aiutare a far luce su questo aspetto differenziale, attuando una comparazione fra le scritture di uno stesso enneatipo, appartenenti rispettivamente ai due sessi, ed estrapolando quindi gli indici grafici particolari che si riferiscono ad uno specifico enneatipo maschile o femminile.

Nell’Enneagramma viene postulato, in maniera più o meno implicita, che Passioni e Fissazioni abbiano la stessa valenza, a livello di dinamiche strutturali della personalità, sia nell’universo maschile che in quello femminile.

Nella teoria grafologica, sebbene alcuni segni grafologici assumano una valenza psicologica diversa in base al loro grado, se presenti in una grafia di un uomo o di una donna, (e benché nel settore della grafologia familiare venga assegnata molta importanza alla questione dell’identità e dei ruoli di genere) sostanzialmente il significato di fondo dei segni rimane il medesimo se rapportato alla variabile mascolinità-femminilità.

Tuttavia si vorrebbe mantenere una porta aperta su questa dimensione della grafia quando rapportata agli enneatipi. Si cercherà quindi di verificare, in presenza di scritture dello stesso enneatipo, l’eventuale presenza di indici grafici differenziali, che assumano una pregnanza espressiva.

Perché ha senso cercare un collegamento tra enneagramma e grafologia?

Entrambe le discipline mirano alla conoscenza specifica dell’individuo, visto come una struttura psico-fisica interagente in un contesto sociale.

Entrambe le discipline si riferiscono, inoltre, ad un concetto di personalità che non assume, però, una connotazione limitante e definitiva dell’essere umano che la esprime.

Infatti, in grafologia ci si riferisce alla personalità nel senso di una “organizzazione” dei vari sistemi e componenti vitali, pur in presenza di un temperamento di base, cioè di un’impronta morfologica innata che indirizza l’evoluzione del carattere. Ciò lascia, quindi, intendere la possibilità di un certo margine di cambiamento, come se implicitamente fosse teorizzato un “elemento che organizza”, il quale, al di là dei condizionamenti innati della propria storia evolutiva, ha il potere di ri-assegnare nuovi significati, di ri-canalizzare energie, di modificare schemi ed automatismi, in un processo che vede tale elemento pienamente partecipe, ma anche in grado di trascendersi attraverso un percorso di auto-consapevolezza legato alla conoscenza delle proprie identificazioni e compulsioni.

La grafologia non si è però inoltrata nel tentativo di una definizione di questo principio, di questo elemento organizzatore presente in ciascun individuo al di sopra della personalità. Non è quindi chiaro, per esprimere il concetto in maniera semplice, come sia possibile rinvenire, trovare tracce, delineare, percorsi della dimensione dell’Essenza, fondamentale nella concezione dell’essere umano secondo l’Enneagramma, nella espressione del gesto grafico.

Certo, quando si leggono però parole quali quelle espresse da Giovanni Luisetto, nell’introduzione al libro di Moretti, Grafologia sui Vizi, in cui egli afferma che, come risultato di una lotta (ma sarebbe meglio dire di un’integrazione, di una coscientizzazione) contro la Passione Predominante, “Ciò che prima era considerata una restrizione diventa allargamento d’azione; ciò che prima era considerato ostacolo diventa oggetto d’attenzione. In altri termini più concreti, ciò che prima era sensualità diventa misticismo, ciò che era ira diventa mitezza, ciò che prima era accidia diventa coraggio d’azione ”, diventa difficile non percepire in queste parole, scritte da uno studioso di grafologia (molto probabilmente ignaro dell’esistenza dell’Enneagramma), le profonde risonanze con le dinamiche relative alle compulsioni ed alla loro possibile trasformazione in una maggior consapevolezza e quindi libertà dagli automatismi, e quindi disidentificazione dalla personalità che sono evidenziate dal simbolo dell’Ennegramma.

L’Enneagramma a sua volta si riferisce alla personalità come ad una struttura dinamica “con cui ci identifichiamo e cui implicitamente facciamo riferimento quando diciamo “io”; è un modo di essere che abbiamo adottato per difendere noi stessi ed il nostro benessere grazie ad un “adattamento ” .

L’Enneagramma, come la grafologia, si spinge molto in profondità nella conoscenza delle sfumature della personalità, e quest’ultima viene considerata come un canale preferenziale, come una serie di indicazioni segnaletiche attraverso le quali si può arrivare alla conoscenza e quindi alla trasformazione dei propri automatismi, che sono poi ciò che provoca la sofferenza nell’essere umano e nelle relazioni interpersonali.

Alla personalità, quindi, nell’enneagramma è dedicata una grande attenzione, che deriva da una conoscenza tramandata da un’antichissima tradizione orale, ed essa è considerata il principale mezzo per arrivare al contatto con ciò che viene definito Essenza, che consiste nella personalità liberata dalla compulsione (cioè dalla versione personale degli automatismi), di cui ogni individuo è in qualche modo portatore.

L’Essenza è anche chiamata “vera personalità”.

Sembra quindi che ad un livello epistemologico l’Enneagramma consideri e si riferisca ad elementi strutturali e dinamici della personalità che, almeno nominalmente, coincidono con quelli su cui è basata la grafologia del Moretti.

Pur con la necessità di analizzare profondamente e criticamente e quindi dare una definizione dei diversi elementi, non è possibile essere ciechi di fronte al fatto che Enneagramma e grafologia morettiana usino concetti simili, seppur combinati in modo diverso.

La Passione Predominante (considerata dalla teoria grafologica) o la Passione Dominante (secondo l’Enneagramma), viene vista come il perno centrale della personalità, e si costituisce dalla interazione tra temperamento, istinti, e dinamica relazionale della prima infanzia.

A parte la quasi perfetta coincidenza terminologica, che riveste comunque già un valore epistemologico, appare importante il fatto che venga riconosciuto che ciascun individuo può essere sia inquadrato in più o meno ampie categorie generali sia considerato come entità unica, originale ed irripetibile.

Che sia presente un sottofondo funzionale comune, che vi siano tendenze generali che poi diventano specifiche e particolari è difficilmente confutabile anche grafologicamente, in quanto, pur facendo salvo l’elemento caratterizzante che rende la grafologia diversa da ogni altra disciplina, e che consiste nel semplice, immediato fatto visibile e dimostrabile che non esistono due grafie uguali, ciò non esclude che categorie grafologiche generali e fondamentali (che analizzeremo nei prossimi articoli) quali il Curva/angolosa o l’Accuratezza o anche sindromi quali la Triplice Larghezza possano essere definite come “universali”.

Nel nostro prossimo incontro inizieremo ad addentrarci nei singoli enneatipi attraverso diversi campioni di scrittura, cercando di individuare le caratteristiche grafiche principali di ciascuno di essi.

Nel frattempo, se qualcuno dei lettori appassionato di Enneagramma desiderasse inviare la propria grafia, ovviamente tutelando il diritto alla privacy, ci si rende disponibili a pubblicarne su questo sito l’analisi in relazione alle nove tipologie.

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