La formidabile memoria emozionale dei Quattro

La formidabile memoria emozionale dei Quattro

di vari autori

Inviato da: Antonio Barbato

Cari amici, nel corso dei tanti anni di insegnamento dell’Enneagramma sono sempre restato colpito dalla formidabile memoria emozionale dei Quattro. Questo tipo sembra ricordare più degli altri e con dovizia di particolari, eventi di particolare rilevanza emozionale avvenuti anche cinquanta, sessanta, anni prima senza sbagliare. E’ questo vero anche nella esperienza di tutti i Quattro che leggono questo messaggio?? Ci sono persone di altri tipi che hanno, pure loro, una simile capacità e vogliono condividere le loro esperienze?? Scambiamoci le opinioni in proposito

Alberto:

La memoria emozionale è sicuramente una caratteristica evidente del tipo 4, essendo egli iperanalitico sulla componente emozionale. L’emozionè è qui vissuta come profondità, e si distingue da una superficialità percepita esternamente. Pertanto, l’assenza della memoria emozionale implicherebbe, sul lato pratico, un collasso della compulsione del tipo stesso.

Antonio:

Caro Alberto, messa così la questione, sembra di chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina. In altri termini, è l’Insoddisfazione la compulsione che spinge a trattenere nella memoria i ricordi emozionali dolorosi, o sono questi ultimi che generano e fanno restare sempre attiva l’Insoddisfazione (questa è la vera fissazione dei Quattro)? A me piacerebbe leggere più che una spiegazione, una serie di testimonianze, per verificare se anche altri conservano tracce così intense di eventi emozionali negativi.

Cristina:

Si, Antonio, anche io ti confermo…. anche se talvolta il ricordo nel riferirlo acquisisce nelle connotazioni emozionali più forti del fatto in se. Forse si tratta di quella che tu definisci “drammatizzazione delle emozioni” o più semplicemente è il bisogno di emozionarsi ancora.

Claudio Garibaldi:

Caro Antonio, posso confermarti che, come Quattro, considero la mia memoria emozionale, che è precisissima e multi sensoriale, come il vero tratto dominante del tipo.

Serena60:

Confermo ..ahimè…avverbio dovuto al fatto che non si ricordano mai le emozioni positive ma si rivivono solo quelle negative e così fortemente da identificarsi a volte con traumi .

Claudio Garibaldi:

Finalmente si è un poco ritornati su questo tema. Ritengo che la memoria emozionale sia davvero la caratteristica dominante del Quattro, non fosse altro perchè raramente, se non dei Quattro, ho conosciuto altre persone, oltre me, in grado di ricordare assolutamente tutto( parole, suoni, luci, luoghi, espressioni dei volti, odori ecc… e non esagero, credetemi) dall’infanzia, all’adolescenza, alle relazioni amorose, agli inizi ed al termine di esse… insomma…. una grande risorsa o un grande peso? Personalmente la considero una risorsa, ma mi domando quanto spazio abbia ancora la memoria centrale per immagazzinare nuove esperienze e, soprattutto, quanto pesi il ricordo spontaneo nel vivere con freschezza il presente. E’ però un peso, all’insegna della delusione, perchè devo dire che il 90% per cento delle persone che conosco o non ricorda, o non ama esprimere, o è vago ed impreciso… riguardo alle sue esperienze personali… dopo un po’ io mi sento spossato, annoiato dalla mancanza di vera vita di tanti racconti personali (perchè depurati, con vari meccanismi di difesa, delle vere emozioni che si erano provate). Mi sembra di parlare con una forma di groviera con i buchi più che con un essere umano. E quindi, vi è sempre un poco di insoddisfazione, come se l’altra persona volesse sempre nascondere qualcosa ai miei occhi, mentre magari semplicemente “non ricorda” (terribile per me… fuggo subito…). Un accenno a Serena60… la memoria emozionale, quando è tale, registra proprio tutto, e, per quanto mi riguarda, non vi è una prevalenza della incisività delle esperienze negative. Diciamo che come 4 tendo a “rivivere” quelle negative con la “idea pazza”, direbbe Naranjo, di poter cambiare quelle situazioni stesse del passato. Bella illusione, da cui è difficile liberarsi. In ogni caso la memoria emozionale, quando c’è, registra tutto in profondità, e, come ci si può far del male con essa, si può anche imparare ad usarne le risorse. In fondo questa memoria emozionale, a mio avviso, è quella che ci rende “diversi”, che ci rende, ai nostri occhi, più profondi e meno superficiali degli altri nostri amici enneatipi. Non è quello che vogliamo? Un saluto, Claudio

Sirenella:

Caro Claudio, io come al solito mi ritrovo a fare il bastian contrario, perché nonostante io viva pienamente l’intensità di questa virtù, ne percepisco ultimamente sopratutto il peso. Mi spiego meglio. L’intensità della mia memoria durante la maggior parte della mia vita, mi ha tenuta costantemente schiacciata sotto il peso del mio passato. Impedendomi così di potermi concentrare su ciò che accadeva attorno a me, in quel momento. Sento che, se ci si lascia assorbire troppo da se stessi, dalle proprie emozioni, dal proprio passato……..si corre il rischio di non vedere più gli altri per quello che sono, si cerca da loro nutrimento emozionale che tende a drammatizzare troppo qualunque sensazione, che perde la dimensione “reale”, e si rischia di non vivere il presente percependolo appieno, ma senza sprofondarci dentro a tutti i costi. Per quanto mi riguarda, non ho mai vissuto l’esperienza della mancanza di memoria da parte delle persone da me conosciute, perché, spesso e volentieri, quella che sembra una perdita dei ricordi, non e’ altro che un’auto censura, dovuta al pudore, o a mille altre inibizioni, alla quale molti soccombono. Però, stimolati a ricordare e a parlare tutti…..proprio tutti…riescono a scavare nei ricordi con grande precisione. Magari un Quattro si concentrerà di più sulla sfera emozionale, e sulle percezioni sensoriali intense…ma tutti a modo loro ricordano, se superano le proprie resistenze. Molto spesso e’ proprio il mio raccontarmi, il mio donarmi con entusiasmo, la mia capacità di creare atmosfere intime che fa scattare in loro quella fiducia e quell’entusiasmo necessari allo scambio. L’intimità chiede reciprocità….se istintivamente si percepisce che l’altro vuole, ma non si da, ci si chiude a riccio. Almeno………..questo e’ quello che capita a me.

Claudio Garibaldi

Ma sono proprio le resistenze che fanno la differenza… Io non necessito di essere stimolato a parlare, ma semplicemente mi rivelo per quello che mi sento di essere… Riso, nel suo libro definisce il 4 (sano) il più autorivelativo di tutti i tipi… Diciamo che la memoria emozionale, la quale semplicemente esiste, è come se fosse una pellicola fotografica su cui tutto resterà per sempre impresso, e impedisce, in qualche modo la “manipolazione emozionale”, proprio perchè le esperienze sembrano essere scolpite dentro… In ogni caso, non voglio sostenere nessuna tesi precostituita. Mi piacerebbe solo comprendere come fare diventare una risorsa la memoria emozionale. Ad esempio, se fossi uno scrittore, so che mi sarebbe utilissima per dare una dimensione tridimensionale alle parole, proprio perchè agganciate alla completezza dei ricordi…. A livello relazionale, so di poter dare all’altro la possibilità di conoscermi davvero a fondo e senza trucchi. Riguardo alla differenza tra emozione forte e sentimento, cui avete fatto cenno, bisognerebbe intendere che cosa si intende per sentimento… se la qualità interiore del sentire, che prescinde dall’oggetto che stimola, o se piuttosto l’accensione effimera di stati d’animo che sentono in quel momento, in base all’oggetto esterno che li stimola, ma che poi non vanno in profondità. Penso che la memoria emozionale sia un’altra cosa, e, per quanto mi riguarda, molto rara da trovare. Ma non vorrei che alla fine fosse una patologia. Buona notte a tutti Claudio.

Antonio Barbato:

Credo che il fulcro della situazione stia nel fatto che la memoria emozionale (particolarmente quella dolorosa), è funzionale allo stimolo della Speranza. Per un Quattro ricordare un evento passato significa sia come Claudio ha riferito, cercare pazzamente di cambiarlo, sia, come diceva Cristina, avere lo stimolo per emozionarsi ancora. In ambedue i casi c’è nascosto il desiderio di potere avere un’altra occasione, di potersi riscattare. In altri termini la Speranza che se si ripete una data circostanza si farà qualcosa di diverso, e si riuscirà ad avere quella soddisfazione che non si è avuta. Trovo, inoltre, molto vero che, come ha scritto Marina, se non si riesce a mettere un limite a questa tendenza, non si riesce nemmeno più a vivere pienamente il presente (sempre che non ci siano offerenti di prugne nelle vicinanze). Antonio

Sirenella:

Di qualunque frutto si tratti…l’importante e’ non offrirlo a tutti i costi, come spuntino pomeridiano al mare, quando sei con la tua compagna…i risultati potrebbero essere devastanti! 😉 ma chissà se le prugne offerte da un Cinque hanno un significato “simbolico”….!!

Claudio Garibaldi:

Sirenella, non capisco bene il collegamento tra la memoria emozionale e l’offerta varia di frutti e vegetali….O meglio, potrei dire che se mi offrissero una prugna, anche quel gesto rimarrebbe impresso per sempre nella mia memoria, mentre magari altri se lo ingurgitano, passano ad altro, e poi nemmeno se lo ricordano che si trattava di prugna. Sì, comunque penso che per un 5 offrire delle prugne sia un messaggio altamente simbolico, ma immagino le offrirà “secche e denocciolate”… prendono meno spazio… comunque Antonio, chiarisci, please….

Antonio Barbato:

Claudio il riferimento alle prugne si ricollegava ad una esperienza riferita in un precedente messaggio da Marina/Sirenella, che avrebbe sicuramente preferito starsene a crogiolarsi nel passato, piuttosto che vivere l’esperienza vissuta con un offerente di prugne Cinque nel presente. Era, quindi, uno scherzo a margine di un discorso serio, che Sirenella ha immediatamente capito, offrendoci con la solita ironia una possibile lettura dell’episodio con gli occhi di un Quattro che cerca di capire cosa voglia significare il gesto un Cinque. Marina, vista la giusta osservazione di Claudio sulle “secche e denocciolate”, mi domando se hai almeno apprezzato lo sforzo compiuto per offrirtele fresche.

Claudio Garibaldi:

Grazie… avevo capito tutt’altro…. cioè, che Eva quando offrì la mela ad Adamo, contemporaneamente gli fece dimenticare tutte le cose del passato… ma proprio tutte….

Sirenella:

Caro Claudio, a me non risulta che Eva abbia fatto dimenticare ad Adamo tutte le cose del passato, quando gli offerse la mela…e gli oppiacei forse non erano conosciuti all’epoca…la storia del “non ero in grado di intendere e volere” regge davvero poco… :-) ma se anche fosse vera questa cosa assurda, Adamo quella mela l’ha voluta e se l’e’ mangiata…ma come al solito, la colpa e’ di qualcun altro…(??!!) ….Tornando alla memoria sarà per questo che spesso oggi gli uomini dimenticano anche i nomi delle donne con cui sono stati?? Per non parlare degli anniversari, degli appuntamenti e quanto altro?? In ogni caso vi ringrazio per questa storia delle prugne secche, il cui pensiero mi ha inorridita e mi ha fatto cascare di botto tutti i riccioli in terra!! Io però mi riferivo al fatto…che quelle prugne servissero a LUI per…liberarsi dei suoi tormenti da Cinque…

Melania:

Sapete che vi ammiro. Siete fantastici.! Tre tipi Quattro (o, perlomeno, così vi definite!!!) che discutono della memoria emozionale dei Quattro. Davvero bello leggervi e intrigante, perchè cerco di trovare un seme comune per poi ammirare le diversità che, per fortuna ci sono, eccome se si sono! E’ molto interessante il punto di vista di chi si affida perchè si fida, e di chi invece parla di responsabilità come espressione, in ogni caso, di una volontà…..un argomento maschile/femminile molto interessante da dibattere. In fondo siamo maschi o femmine solo al 51%.

Antonio Barbato:

Tornando al tema originario di questo thread, io credo che la memoria emozionale dolorosa sia, a livello ontologico, per un Quattro la conferma della sua esistenza. “Soffro, dunque sono” potrebbe essere il motto filosofico, se non fosse che c’è la speranza che tutto questo verrà trasformato in futuro in un: “Godo, dunque sono”. Buonanotte a tutti.

Melania:

Sul soffro dunque sono mi riconosco profondamente…sul godo dunque sono ci sto lavorando!…

Claudio Garibaldi:

Antonio, io ribalterei… Quattro si diventa anche perchè “non c’è altro che sofferenza intorno a me”, quindi non posso che costruirmi da solo, ritirandomi nella mia interiorità per conoscermi, perchè dall’esterno non arriva nessuna informazione”. Quindi “io sono, ma nasco nella sofferenza”. Diventare 4 è una cosa seria, nel senso di percorso difficile… come per tutti gli altri enneatipi ovviamente…

Antonio Barbato:

Claudio, quando dici “non arriva alcuna informazione”, mi fai sorgere dubbi profondi. Il fatto è che il Quattro di “informazioni” ne riceve pure troppe, ma sono tutte disconferme del suo valore.

Claudio Garibaldi:

Antonio, “informazioni”, ovviamente, stava per “stimoli” di qualsiasi tipo: emotivi, mentali, esistenziali, perché intorno ci sono persone troppo sofferenti, e quindi concentrate su di sé. per potere dare. Da dove nascerebbe altrimenti la sofferenza così intensa se non da un clima depressivo? Che dubbi hai? Che io sia un 5? Lo sai ho una fortissima ala, ma non è la passione del “trattenimento e dell’avarizia che mi caratterizza”, ne temo l’invadenza emotiva e mi piace moltissimo aprirmi sui miei sentimenti, e non ho mai capito che problemi ha chi teme il rivelarsi apertamente, con semplicità e senza nascondimenti e freni e difese…. E comunque ribadisco che, a mio avviso, non si nasce e diventa Quattro dicendosi o percependo “io soffro quindi sono”….. E a volte le disconferme del valore non sono neppure dirette, nel mio caso poi non ci sono state affatto, ma diciamo che essenzialmente manca il riconoscimento e l’ascolto attento e profondo, quello sguardo reale che tenga conto che tu esisti nella tua propria originalità e specificità. Il bisogno di riconoscimento della propria particolarità (che significa sensibilità), questo sì che lo vedo come elemento precoce dell’infanzia del Quattro, di cui poi ne soffre ulteriormente se non trova insegnanti illuminati, soprattutto alle elementari, o compagni che siano in sintonia (ricordo che tutti o quasi i miei amici e compagni adolescenti erano interessati solamente ai motorini). Per me era una noia mortale, oltre a non capirci niente. Ma… o mi adeguavo io, o il prezzo era la solitudine…..Mi sono dilungato un pò troppo… Buonanotte

Antonio Barbato:

No. Sei stato chiaro e preciso. Nessun dubbio ulteriore. Buonanotte anche a te

Eleonora Grillo:

Ho trovato una poesia d’amore di Pedro Salinas. Pensate che potrebbe accordarsi con la memoria emozionale del Quattro? “Non voglio che ti allontani,/dolore, ultima forma/ di amare. Io mi sento vivere/ quando tu mi fai male/ non in te, ne qui, più oltre:/ sulla terra, nell’anno/ da dove tu vieni,/ nell’amore con lei/ e tutto ciò che fu./ In quella realtà/ sommersa che nega se stessa/ ed ostinatamente afferma/ di non essere esistita mai,/ d’essere stata nient’altro/ che un mio pretesto per vivere./ Se tu non mi restassi,/ dolore, irrefutabile,/ io potrei anche crederlo;/ ma mi rimani tu./ La tua verità mi assicura/ che niente fu menzogna./ E fino a quando ti potrò sentire,/ sarai per me, dolore/ la prova di un’altra vita/ in cui non mi dolevi./ La grande prova, lontano,/ che è esistita, che esiste,/ che mi ha amato, sì,/ che la sto amando ancora. Un abbraccio a tutti.

Antonio Barbato:

Molto bella, Ele, e molto da Quattro. Senti questa, breve breve, di Sandor Petofi: La Tristezza. La tristezza? E’ un oceano immenso. E la gioia? E’ una perla di quell’oceano. Molto la desidero, ma quando tento di trarla dalla schiuma, fragile si frantuma.

Tecla:

Memoria emozionale dei 4? Io ho questa frase di R.Bach nella mia bacheca: “Sei sempre libero di cambiare idea e di scegliere un avvenire diverso o un diverso passato’. La mia memoria emozionale è potentissima ma è tutta pervasa dalla speranza di poter interpretare l’emozione del passato in un modo diverso, più consapevole, più profondo.

Sirenella:

Amo molto Richard Bach, mi ha fatta ridere tantissimo quando ho letto uno dei suoi libri “un ponte sull’eternità”, che e’ una storia un po’ autobiografica nella quale mi sono riconosciuta molto, non del tutto ma…molto. Mi ha commossa in quelle poche pagine di “nessun luogo e’ lontano” ed e’ tra gli scrittori che mi sono più cari, anche se magari non regge il confronto accanto ai “grandi” della letteratura mondiale. Penso che però che ciascuno faccia la propria parte quando scrive qualcosa di bello, e anche un fiore e’ importante, seppur non maestoso come una montagna. Leggevo la tua osservazione su come vivi il passato e mi chiedevo…se per caso questo tuo voler reinterpretare eventi ormai trascorsi non sia un modo per idealizzarli, “perfezionarli”, per così dire, per appagare quella rivendicazione non compiuta rispetto a qualcosa che e’ andato male…Il passato e’ passato, ci insegna quello che deve ma poi…secondo me bisognerebbe lasciarlo andare, non dimenticarlo ma…lasciarlo andare. Che ne pensi?

Tecla:

Cara Sirenella non si tratta di idealizzare il passato, anzi tutto il contrario. Si tratta di reinterpretarlo alla luce di un’emozione diversa. E’ vero, per me è molto difficile lasciar andare il passato, però quando riesco a guardarlo con altri occhi mi apro a un’altra vita, cambio il mio futuro. Se ripenso a qualcosa che mi ha fatto soffrire molto posso guardare a questa emozione con gli occhi di allora e sentirmi di nuovo ferita ma posso anche reinterpretarla con più equanimità, e attingere così una grande forza. Forse per anni e anni ho visto in quel ricordo la ragazzina inadeguata, invece oggi posso vedere la persona sensibile, cambiando il modo in cui ho vissuto il mio passato posso scrivere un diverso futuro. Sapere che dove ho percepito una sofferenza, un rifiuto c’era invece una risorsa interiore.

Sirenella:

Si ti capisco…naturalmente ognuno ha la sua storia e i propri demoni da combattere, vedere e comprendere. In ogni caso, anche secondo me, spiegarci sotto una nuova luce più consapevole le nostre reazioni può effettivamente liberarci da quel magone che altrimenti ci tiene legati ad un trascorso che non si risolve in alcun modo… :-)

Antonio Barbato:

Mi sembra che queste ultime parole possano essere un buon suggerimento sul quale invitare tutti a riflettere e concludere, almeno temporaneamente, questa nostra discussione sulla Memoria Emozionale del tipo Quattro, in attesa che nuovi amici si uniscano a noi!!!

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