La mia storia con l’Arica Institute

La mia storia con l’Arica Institute

di Sterling Doughty

Introduzione di Antonio Barbato

Il mio amico Sterling è uomo che sarebbe piaciuto all’ultimo Romero, l’arcivescovo di El Salvador ucciso nella sua chiesa mentre denunciava le prepotenze dei potenti a danno dei poveri, soprattutto per la loro comune convinzione che la verità va detta, sempre, anche e soprattutto quando può farci male o mettere in evidenza aspetti di noi stessi che abbiamo paura o vergogna di mostrare agli altri. Niente nelle parole che leggerete tende ad abbellire i suoi sbagli o a celare i suoi problemi, e di ciò gli va dato atto. Ancora di più Sterling sarebbe piaciuto a Max Weber, che ripeteva incessantemente che più un maestro o un leader tendono ad essere carismatici ed ad accettare la dedizione degli allievi, e più il grado di democrazia e trasparenza di un gruppo e la capacità di pensare con la propria testa degli allievi, si riduce. Sterling è, soprattutto, un testimone attendibile di un’epoca e di luoghi meravigliosi, ed ha avuto la ventura di conoscere e frequentare persone i cui nomi, ai più, sono più familiari come semi-leggende che non come persone reali. Fritz Perls e Richard Price, i co-fondatori della leggendaria Esalen degli anni sessanta, John Lilly, l’autore di libri come Il Centro del Ciclone ed ispiratore del personaggio centrale del film Stati di Allucinazione per le sue sperimentazioni con le droghe per vincere l’ego, Oscar Ichazo, grazie al quale, piaccia o non piaccia, possiamo oggi parlare di Enneagramma, John Bennett, uno dei più noti e profondi allievi di Gurdjieff e Shah, Charlotte Selver la fondatrice dell’Intelligenza Corporea, sono alcuni dei personaggi che affollano queste pagine. Ho letto le sue pagine con lo stesso piacere che provai quando lessi Incontri con Uomini Straordinari di Gurdjieff, ed ho pensato che sarebbe stato interessante permettere a tutti di dare un’occhiata al backstage di un’organizzazione tanto ripiegata su se stessa quale è oggi l’Arica Institute. Chi volesse dare uno sguardo più approfondito alle pagine dedicate da Sterling alla sua personale lotta per la verità, può indirizzarsi al suo sito listato fra i nostri siti amici. Se abbisognano chiarimenti, fatemi le domande e le girerò direttamente a lui.

Traduzione e note di Antonio Barbato

Tranne alcuni cambiamenti minori, questa è una copia fedele del testo originale che ho spedito per posta a circa una dozzina di membri della comunità di Arica nella tarda primavera del 1996. alcuni commenti supplementari sono stati aggiunti fra parentesi. La mia storia ad Arica: Poscritto, che copre il periodo dal 1996 al marzo 1999, sarà al più presto disponibile sul sito di Metaton.

Cari Aricani:

La seguente è una storia in breve delle mie esperienze con l’Istituto Arica dal 1969 ad oggi. Credo che sia una storia interessante e talvolta anche divertente. Contiene una critica verso Arica che credo sia ben meritata. C’è anche una certa partecipazione personale. Questo lavoro mi è anche servito per chiarire a me stesso meglio la mia comprensione dei fatti, e ho cercato di essere equilibrato, ad esempio, non eccedendo nella satira, una forma d’arte che io apprezzo, mi diverte e che spesso pratico, ma che non è la forma di espressione favorita ad Arica. Può darsi che ci siano alcuni punti che non sono in ordine cronologico.

Okay, cominciamo.

*********

Nel 1969 vivevo a Big Sur, nella vecchia casa colonica con terreno nei pressi della Pfeiffer Beach. Erano un’epoca ed un posto meravigliosi. I miei obiettivi principali erano di guidare veloce, bere e di “scopare”. La casa era un ritrovo per un mucchio di persone, fra le quali quelle che affollavano Esalen: Richard Price, John Lilly, Joan Leigh-Brewer, John Bleibtreu e così via. Elliot Dunderdale stava, all’epoca, lavorando al “Ranch” (all’epoca praticavamo un nuovo modo di gestione di un ranch, parcellizzando e vendendo il terreno). Si erano diffuse notizie, dapprima attraverso Claudio Naranjo, che c’era uno straordinario nuovo maestro ad Arica in Cile, e che egli stava prendendo in considerazione l’idea di insegnare ad alcuni studenti americani.

Queste informazioni produssero molto interesse. Molte delle persone che conoscevo erano impegnate, attivamente, in qualche forma di lavoro personale e si diceva che questo maestro seguisse la tradizione di Gurdjieff, perfino che fosse il suo successore. Io ero stato un agnostico fin dal momento in cui ero stato espulso dalla mia scuola domenicale all’età di sette anni, perché avevo etichettato l’insegnante come ipocrita. Quando avevo otto anni, incontrai Gurdjieff in un parco a Sacramento. Era un grosso uomo che indossava un pesante cappotto ed uno di quei cappelli caucasici. Io pensai che fosse un individuo molto strano perché era estate e c’erano, all’incirca, 30 gradi centigradi. Lui mi diede un compito: aver cura del punto in cui si prendevano in affitto le barchette allo stagno, cosa che io feci con successo. Non capii fino a molti anni dopo, che era già morto da un anno quando io lo incontrai. A Big Sur ero entrato in contatto, per un po’, con un gruppo Gurdjieffiano, a Bixby Canyon, e stavo studiando con Louis Nyland, uno studente di Gurdjieff. John Lilly mi aveva anche fatto fare esperienza con la droga, con lo LSD di grado farmaceutico prodotto dalla Sandoz in Svizzera, ma ero ancora piuttosto scettico sul Lavoro, Esalen e così via.

Io credo che fu John Bleibtreu a fare il primo viaggio giù ad Arica per rendersi conto della situazione. Al suo ritorno era eccitato. Oscar Ichazo, il maestro, era risultato in grado di soddisfare e perfino superare le sue aspettative. Oscar poteva produrre degli effetti simili a quelli degli psichedelici esercizi e senza usare droghe e dichiarò che era possibile effettuare un lungo training di 10 mesi ad Arica con un gruppo di studenti americani selezionati.

Abbastanza in fretta, tutte queste voci si diffusero, ed alcune persone ne furono informate mentre altre no. Blibtrip (il vezzeggiativo col quale lo chiamavo), fu coinvolto in un elaborato processo di selezione “mistico” per determinare chi fossero i prescelti. Ci furono incredibili intrighi. Io mi limitai ad osservare ed imparare. La maggior parte dei 50 membri del gruppo originale che andò in Cile, provennero o dal gruppo di Esalen, o dal gruppo che era gestito da Claudio a Berkeley. Io pensavo che fossero tutti matti. Lasciare Big Sur ed andare per 10 mesi a studiare ai limiti del deserto di Atacama? Assolutamente no.

Bene, a metà del 1970, essi andarono. Cominciarono ad arrivare dei resoconti che c’erano degli ulteriori sviluppi. La mia vita nel frattempo collassò. Nel febbraio del 1971 fumavo due pacchetti di sigarette al giorno e bevevo l’equivalente di circa 2/5 di litro di liquore al giorno. Vivevo, allora, a Boronda, la vecchia casa colonica sopra la casa di Walter Trotter, a nord di Torre Canyon. Possedevo una bellissima casa, un mucchio di donne, denaro a sufficienza, ero un proprietario terriero ed avevo una Toyota con quattro ruote motrici, la cui targa era BIG SUR. Un giorno fermai la mia macchina per fare manovra e fotografare un vecchio, tutto vestito di nero, che stava spingendo una bicicletta stracolma di ogni genere di attrezzi sulla Highway One nei pressi di Deetjeen. Lui mi guardò e mi disse: “Tu non sei felice”. Io fui stupito. Così tanto che non lo fotografai. Aveva ragione.

Feci un totale cambiamento di “stile di vita”. Smisi di fumare e di bere e andai ad incontrare Richard Price, un Boddhisattva (n.d.T. il Buddha della Compassione) ed uno dei miei migliori amici. Richard (Io non l’ho mai chiamato Dick), mi aveva in più occasioni detto che Esalen era sempre aperta per me. Io ero già sulla lista degli ospiti permanenti, ma non andavo giù molto spesso; pensavo che le persone lì fossero troppo strane. Inoltre, conoscevo, praticamente, chiunque desse dei seminari, poiché essi avevano spesso visitato il mio ranch, quando erano lì. Fuori dal palcoscenico la maggior parte di loro non faceva molto effetto.

In ogni caso, Richard mi diede la possibilità di partecipare ad ogni evento per tre settimane. Feci dei workshop con Richard (Gestalt), Charlotte Selver (Sensing) (n.d.T. tecniche che sviluppano la capacità di percezione), e Gabrielle Roth (Movimento), che ben presto divenne la mia compagna. Dalla quarta settimana conducevo dei workshop con gli altri. Seymour Carter, Gary Sohms e Jeannie Butler erano stati in Cile ed erano tornati. Essi mi insegnarono i movimenti ginnici. Dopo un paio di settimane cominciai ad insegnarli. Richard mi diede una stanza da usare ed ogni mattina, prima della colazione, venivo in auto giù da Boronda ed insegnavo. Feci questo per un paio di mesi. La classe era aperta a chiunque, ad Esalen, fosse interessato. Non si pagava nulla. Imparai anche alcuni mantra ed una parte della teoria fondamentale. Gabrielle ed io stavamo avendo delle esperienze incredibili, dei Satori (n.d.T. il Satori è un breve periodo di illuminazione). Mi sembrava di essere quasi sul punto di volare.

John Lilly ritornò dal Cile prima del resto del gruppo e cominciò a tenere dei workshop su quello che aveva imparato. In breve io fui il suo assistente, insegnando principalmente la ginnastica e le mentation (N.d.T. Tecniche sviluppate da Ichazo per esaminare una situazione non usando il pensiero logico ma la reattività corporea). Andavamo in giro insieme con la sua adorabile moglie Toni in un grosso camper. Era divertente. Ricordo che una volta a Big Bear, nelle montagne della California meridionale, stavamo tenendo un workshop, quando il cast di un film italiano (N.d.T. si trattava, probabilmente, del cast del film Zabriskie Point di Antonioni) ci filmò. Io ero in una specie di una caverna, in una vasca ribollente ed, improvvisamente, potei sentire che il Chakra della Corona si apriva, con molta energia ed ebbi la percezione di un Om incandescente che veniva fuori dalla sommità della mia testa. Quelli del cast filmarono l’accaduto. Erano molto eccitati.

Poi il gruppo del Cile ritornò. Avevano molta energia e le facce erano, in generale, più luminose. Ma la maggior parte di loro non era “illuminata”. Pretesero di esserlo ma voi potrete giudicare dal seguito. In ogni caso, essi passarono per Esalen e spesero del tempo lì prima di riunirsi in una grande casa a Long Island, New York, per prepararsi a fare dei training.

C’era in giro una grande eccitazione. Sembrava che metà dei partecipanti a Big Sur stessero preparandosi per andare a New York, nell’autunno, per un training di tre mesi, che il gruppo, ora denominato Arica Institute, stava per dare. Io non ebbi dubbi e, di conseguenza, sistemai i miei affari, rinunciando a tutto quello che avevo costruito nel periodo in cui ero vissuto col mio grande amico, Big Sur.

Arrivai a New York parecchio prima che il training cominciasse. L’eccitazione e le attese erano elevate. Arica si era organizzata per tenere il training nella Essex House, un grazioso hotel sul lato sud di Central Park. L’idea era che tutti vivessimo e lavorassimo lì e facessimo una grande effetto sulla cultura dominante, con questo training tenuto nel cuore della più potente città sulla terra. Poco prima che il training cominciasse, Arica mise una pubblicità a piena pagina sul New York Times. Essa era intitolata: La zanzara che punzecchia il toro di ferro. Era una pubblicità veramente innovativa ed interessante. La si può trovare riprodotta sulla pag. 106 della edizione del numero speciale per la Riunione dell’Arican (N.d.T. è una rivista). È meritevole di essere vista. Sulla pag. 107, di fronte, c’è una grande foto che io feci ad Oscar durante quel training. Fu usata su una pubblicazione commerciale senza il mio permesso, senza nessun pagamento, senza credito e nemmeno ringraziamenti.

[Diverse richieste per ottenere la restituzione del mio materiale coperto da copyright, hanno sempre avuto come risposta il silenzio, tranne una volta quando la Arica Entity, affermò che avevano bisogno del permesso di Oscar Ichazo. Lui deve essere troppo impegnato nel contare i suoi trademarks, per restituire qualcosa a qualcun altro.]

Prima che la pubblicità apparisse, Arica fece predisporre un banco con circa 20 telefoni, installati in una stanza della Essex House per rispondere alle domande. Io ero lì per fotografare l’evento. La pubblicità fu pubblicata. Non ci fu quasi alcuna chiamata. Questo fu umiliante per tutti noi. Credo che ottennero, grazie alla pubblicità, solo uno studente, il mio amico James Strickler, per il training.

Il primo “Three Month training”, cominciò il primo Ottobre 1971. Fu meraviglioso. Io vivevo nell’Essex House. Avevo una bella stanza con una cucina, bagno e una bella vista di Central Park dal 28° piano. Ci fu molto lavoro e fu un periodo meraviglioso. Ricordo una volta in cui stavamo tutti meditando insieme in una stanza oscura, nella parte posteriore dell’hotel, quando udii dei colpi di arma da fuoco e qualcuno gridò. Era bizzarro. Un’altra volta, io “ebbi” una meravigliosa esperienza di Samadhi in cui c’erano delle piccole lacrime colorate, come si può vedere in alcune carte dei Tarocchi, che cadevano come pioggia attraverso “me”. Andai in giro stupidamente, raccontando a tutti di questa esperienza.

La festa alla fine del training fu fantastica. C’era molta energia e tanta speranza. C’era stato detto che noi tutti saremmo diventati insegnanti e che Arica avrebbe salvato il mondo in dieci anni. Il gruppo del Cile era terribilmente deluso, frustrato. Loro pensavano che sarebbero stati i soli insegnanti dell’umanità. Dopo il party, tutti loro andarono in una stanza separata e, più tardi, sentii che la Corona del Paradiso era discesa e che Oscar l’aveva trasmessa al gruppo del Cile. In questo modo essi si sentirono meglio. Suppongo che Oscar deve essersela ripresa, ma non so esattamente quando. Per quanto il training fosse meraviglioso, non molti del gruppo giunsero fino al promesso livello del Permanente 24 (N.d.T. Secondo quello che era stato detto agli allievi il livello Permanente 24, era uno stato di realizzazione che durava per sempre. Si chiamava così perché doveva durare 24 ore al giorno) .

Io ritornai a casa, a Big Sur, per un po’ di tempo e poi aiutai a sviluppare il laboratorio didattico per San Francisco. Arica si stava espandendo e noi dovevamo offrire un “Three Month training” anche a San Francisco, uguale a quello di New York. Ma l’interesse stava già declinando. L’epoca di questi training di tre mesi terminò dopo che ne furono tenuti cinque. Io lavoravo ad Arica e poiché avevo un po’ di denaro in più, restituivo metà del mio salario, così che qualcun altro potesse essere assunto. Poi Charlotte Taylor donò due milioni di dollari ad Arica. In pratica tutti furono assunti. Il denaro non durò per molto.

Successivamente tornai a New York per fare il cosiddetto “Training del Tempio”. La nuova sistemazione sulla 57esima strada Ovest, era perfetta e molti di noi lavorarono duro per renderla operativa. C’era una scala mobile che portava nella zona superiore e qualcuno ebbe la brillante idea di mettere un baldacchino di stoffa su di essa. L’effetto era fantastico, una specie di tunnel del tempo o qualcosa di simile.

Ricordo un incidente davvero buffo. Quattro persone, oltre me, stavano lavorando al tappeto della zona di addestramento. Finimmo il nostro lavoro alle 11 di sera ed io ebbi un’idea. (Guarda un po’!). L’esperto di tappeti, un Aricano, aveva un grosso camion. L’ufficio dell’Arica Institute era in una stanza in un appartamento di un edificio sulla 86esima strada Ovest, dove vivevano molti Aricani ed il suo nome, in maniera adeguata, era la Orwell House (N.d.T. Il riferimento qui è a George Orwell, l’autore del libro La Fattoria degli Animali). Bene, andammo lì e cominciammo ad impacchettare il materiale. La cosa più divertente fu che io trovai un paio di pinne in uno dei cassetti delle scrivanie. Mi misi a ridere. Che strano senso dell’organizzazione, pensai. Bene, mettemmo tutto nel camion e lo scaricammo nella zona del training. Poi ce ne andammo a dormire. La mattina successiva sembrava che le porte dell’inferno si fossero aperte. Lo staff era andato in ufficio, ma non aveva trovato più niente, come se tutto fosse sparito nell’aria. Ci vollero, per loro, diverse ore per comprendere che cosa era accaduto. Ce l’avevano a morte con me, ma io non so perché. Dovetti ritraslocare tutto il maledetto ufficio.

Mentre stavamo lavorando sugli esercizi del Tempio, venimmo a sapere che alcuni Aricani stavano per essere, probabilmente, espulsi dalla scuola. Io cercai di introdurre quest’argomento nelle conversazioni col gruppo, ma erano più interessati a sapere se potevano comprare le carte dei Tarocchi più a buon mercato nel New Jersey piuttosto che a New York.

Così il gran giorno venne. Cinque Aricani dovettero presentarsi davanti ad Oscar e al Circolo Interno (o qualunque cosa essi pensavano che fosse). Ce n’erano circa venti disposti a semicerchio, con dello spazio per gli imputati per ascoltare le accuse e le loro ragioni. I membri del Circolo sembravano davvero avere aspetti cattivi, maligni. L’appartamento era nei piani superiori di un edificio sull’East Side, chiamato The Stacks. Era una specie di castello di Arica in cui Oscar viveva e in cui erano ammesse solo le persone facenti parte del circolo interno. Non c’era nessuno lì a parlare in difesa degli imputati, tranne me. Alcuni aricani mi avevano detto che erano preoccupati per quella situazione, ma che avevano paura che, se essi avessero fatto qualcosa, ci sarebbero potute essere delle ripercussioni su di loro.

Così mi alzai ed esposi i miei pensieri. La mia tesi era che espellere le persone non era un metodo efficace per risolvere il conflitto e che, io, non lo ritenevo un buon esempio per quella che, allora, stava cominciando ad essere chiamata la Metasocietà. Le mie argomentazioni non ebbero successo. Tutti e cinque furono espulsi. Poi, io mi appartai con Oscar in una stanza da letto per bambini. Parlammo di un certo numero di cose. Io gli raccontai le mie difficoltà. Lui mi chiese se io non volevo reincarnarmi con gli Aricani nel futuro. Gli dissi che non mi interessava particolarmente; che ero più interessato a salvare l’Umanità e la Terra. Poi gli dissi che volevo andare a Londra ed aprire lì un centro dello Arica Institute. Lui mi disse che era troppo presto e che non avrebbe avuto successo, ma io risposi che probabilmente l’avrei fatto in ogni caso.

A causa di questo e di altre cose, stavo avendo un mucchio di problemi con Arica all’epoca. Mi era stato offerto un posto in cui vivere con Phil Reidford e Jenny Pereda, nel vecchio appartamento di Oscar, ma, purtroppo, stavo cominciando a perdere il controllo. Avevo una grande difficoltà nel riconciliare quello che Arica diceva di essere e che poteva diventare, con la mia percezione della realtà. Così lasciai la scuola ed andai a Washington D.C., dove cercai, senza successo, di smaterializzare il monumento a Washington. Riuscii a fare la parte dello stupido e poi andai a San Francisco, dove mi unii alla comunità degli Aricani del posto.

Poi tornai a New York. Mettemmo insieme otto persone per andare a Londra, fra i quali due fra i miei più cari amici, James e Virginia Hrisikos. Bene, trovammo una casa in cui vivere ed una zona da attrezzare e dopo alcuni Zhikrs (come venivano, in quel periodo, chiamati i parties promozionali ed informali di Arica), formammo un gruppo di circa venti persone per un training di quaranta giorni. Tutto sembrava molto promettente. Ma poi cominciai a star male di nuovo. Forse fu un disorientante “scoppio” di stress causato dall’essere stato in grado di far partire l’intera operazione o forse fu troppa Ibocaina. Un’altra cosa che mi dava molto fastidio era il significato che poteva essere dato al nostro nome, Arica London House. Le prime lettere si raggruppano in arabo nella desinenza ALH, la versione in consonanti di Allah. Io pensavo fra me: “In questo istituto proclamiamo di essere Dio e io ne sono a capo. I fondamentalisti islamici potrebbero avercela con me”. Ero veramente paranoico.

Mentre stavamo facendo partire il centro incontrai molte persone della comunità esoterica. Andai a Sherborne per un week end, dove John Bennet, un allievo di Gurdjieff, stava tenendo un training. Fu veramente meraviglioso. Tutti vivevano e lavoravano insieme nella vecchia scuola che Bennet aveva comprato. Lui stava progettando di dare cinque training da dieci mesi ognuno e poi un sesto training per i diplomati selezionati dei primi cinque. Morì prima che completasse questo progetto. Per la prima volta fui in grado di vedere una attuazione dei movimenti di Gurdjieff. Gli studenti di Bennet eseguirono la Grande Preghiera. Io ero trafitto. Era meraviglioso. Ho una foto di quella performance che è praticamente vivente.

Poi, di ritorno a Londra, una notte uscii da casa chiudendo la porta alle mie spalle, gettai le chiavi all’interno attraverso una finestra, e me ne andai per vivere nelle strade. Devo aver vissuto lì intorno per un paio di mesi, anche se passavo per la casa, di tanto in tanto, per salutare e prendere un po’ di soldi per il cibo, poiché non volevo rubarlo, anche se sarebbe stato facile. Ero proprio andato con la testa, ma incontrai molte persone interessanti ed amorevoli e imparai moltissimo sul cosa vuol dire vivere nei livelli più bassi della scala sociale. Dormii, per la maggior parte del tempo, con una vecchia coperta in un edificio abbandonato situato a Mayfair o in uno skipper, un rifugio costruito con scatole di cartone, in un piccolo parco nei pressi di Charing Cross. Circa a mezzanotte un furgoncino girava lì intorno portando della zuppa calda. Alle cinque del mattino, gli addetti del parco mettevano in funzione gli annaffiatoi per scacciarci. Alla fine, mio padre venne a prendermi ed andai con lui in Australia.

Conclusione

Dopo un po’ di tempo, ritornai in California. Ricordo la mia emigrazione dalle isole Hawai. Indossavo dei sandali, una T-shirt, dei pantaloncini ed avevo una piccola borsetta rossa della TWA con quasi nulla dentro. Questo era tutto quello che possedevo. L’agente di frontiera mi diede uno sguardo davvero stupito. Ottenni un lavoro a Deetjen a Big Sur, profittando della tradizionale ospitalità di Ed Guardian, ma mi sentivo completamente svuotato. Alla fine una coppia di amici mi portò da Joan Brewer a Redwood City. Anche Joanie era stata espulsa da Arica, insieme con il suo compagno di allora Ron Pippen e Joseph Hart, tre dei migliori insegnanti durante il mio Training dei Tre Mesi. Joanie si prese cura di me e, dopo un po’, diventammo una coppia.

Ci trasferimmo a Berkeley. Ad un certo punto decidemmo di riprovare di nuovo con Arica e facemmo il nuovo training avanzato. Per poterlo fare, sebbene Joanie fosse stata un membro del gruppo cileno, fu necessario rifare anche il 40 Days Training.

(N.d.T. Il Fourty Days Training è il training di base di Arica. In lavoro è fatto in modo intensivo e le persone mangiano e dormono in strutture di proprietà dell’Istituto).

Andammo quindi in Colorado, vicino Aspen, dove il training si sarebbe tenuto. Fu un bellissimo viaggio. Il training fu gradevole anche se il livello degli insegnanti non mi dava molto affidamento. Chiesi a coloro che amministravano l’edificio in cui si teneva il training che cosa pensassero di quelle persone, pensando sempre che l’ordinaria prospettiva umana è utile. Essi mi dissero che gli insegnanti di Arica erano le peggiori persone con le quali avevano mai avuto a che fare. Arroganti, scortesi, inaffidabili e così via. Imparai anche ad andare in kayak. Alla festa, alla fine del training, mostrai il sorprendente Enneagramma del Denaro (l’idea che l’Enneagramma possa essere chiamato Ennagono è semplicemente priva di significato, poiché non è sorretta né dalla storia, né dal dizionario) che avevo sviluppato.

(N.d.T: Qui Sterling fa riferimento alla cause legali intentate da Ichazo contro la Chiesa Cattolica americana, Richard Riso e, soprattutto, Helen Palmer, per ottenere il copyright su vari punti del’ insegnamento dell’enneagramma. In particolare, ci si riferisce alla pretesa, avanzata da Ichazo, che il diagramma da lui utilizzato fosse denominato Ennagono e non Enneagramma, per poterlo distinguere da quello utilizzato da Gurdijeff).

Poi, io e Joanie, andammo al Training Avanzato a New York. Anche quello fu un bel training e mi divertii. Avevamo affittato la stanza di Patrick Watson, nell’edificio Orwell, per la durata del corso. Era una tana per talpe. I cassetti e gli armadi erano così pieni che non potemmo disfare i nostri bagagli. C’era più immondizia di quanto qualcuno potesse mai immaginare. Questo creava un’atmosfera davvero sgradevole. Ero a disagio. Ciò nondimeno, pensai che almeno potevo dare uno sguardo più ravvicinato negli armadi per vedere cosa ci fosse. C’era un’incredibile quantità di oggetti riposti alla rinfusa, come se fossero stati messi dentro con una pala. Trovai una pistola automatica da 380 mm. cromata. “Cristo!”, pensai, “il possesso di un’arma a New York è un reato e questa sta nella mia stanza.” Così la scaricai, gettai le munizioni e la smontai tutta. Quindi la portai a Mr. Paranoid, Bob Jolly, e gliela diedi. I suoi occhi ebbero quello strano scintillio che spesso ha, ed io potei vedere l’intrigante paranoide prendere vita in lui. Non so cosa ne fece. Trovai anche una copia del film in 16 mm. fatto a Taiwan del professor Cheng, e la “rubai”. In qualità di studente del professor Cheng, pensai che fosse disgustoso che Watson lasciasse un oggetto tanto prezioso in condizioni così orribili. Successivamente Patrick ed io discutemmo dell’argomento in un ristorante messicano a San Francisco, e ci trovammo d’accordo sul fatto che io sarei stato un miglior custode del film.

Questi sono, naturalmente, soltanto dei semplici esempi della verità su quello che ad Arica stava dietro l’immagine che veniva data al pubblico. L’isolamento dal resto del mondo e la segretezza, erano sistemi dilaganti e ciò avveniva già anni prima che io venissi a conoscenza di specifiche, pesanti, accuse su un comportamento immorale e non etico di Oscar.

(N.d.T. A questo punto Sterling continua il suo discorso avanzando pesanti accuse su Oscar Ichazo che, in assenza di sentenze di condanna a carico di quest’ultimo, abbiamo deciso di non riportare).

Dopo il training, tornammo a Berkeley. Organizzai lì una “Casa Arica” e trovai una sistemazione davvero economica. Ho pensato sempre che Arica avesse un problema nel comprendere gli elementi basilari dell’economia. Normalmente si progettano le attrezzature sulla base della disponibilità economica, anziché fare un riferimento speculativo sul numero di affari che si immagina di poter fare. In questo modo si può, in caso di necessità, sempre accrescere il numero delle attrezzature. Questo problema continua. Poi Stewart Karlan, fece partire il suo progetto di Piramide: una gigantesca piramide composta dalla gamma delle luci di Arica, alla fine di Market street a San Francisco, da proiettare durante un Festival dell’Arcobaleno. Era un’idea davvero carina. Il risultato fu bellissimo. Io feci la luce del diamante che è appesa al centro. Ero davvero orgoglioso di questo lavoro. Poi Joanie ed io partimmo per il Sud America.

Mentre eravamo lì, visitammo Macchu Picchu, certamente uno dei più incantevoli posti del pianeta. Stavamo in un piccolo hotel vicino all’entrata del parco. Una notte di luna piena, quando ogni cosa riposava, io saltai la siepe e me ne andai nella città Inca. Mi tolsi tutti gli abiti e corsi lì attorno completamente nudo per buona parte della notte. Fu un’esperienza incredibile. Quando ritornammo a Berkeley, scoprii che alcuni Aricani erano entrati in casa mia e, dicendo che avevano il mio permesso, cosa che non era vera, avevano sottratto tutto il mio materiale. Non lo ho mai riavuto indietro.

Poi vennero fuori i nuovi Yantra, lo zikr del Toham Kum Rah ed un training di breve durata dal titolo Io voglio cambiare , che furono un completo fallimento. Non mi è mai piaciuta quella roba, fin dal momento in cui l’ho vista. Né piaceva a Joanie. Non sembravano cose naturali. Lasciammo di nuovo Arica. Tornai a Big Sur per un po’, diedi da matto un paio di volte, presi il mio brevetto da pilota e mi trasferii in Europa, dove cominciai una pratica di giornalismo e fotografia. (N.d.T. Lo Yantra è uno strumento di meditazione; essenzialmente è un quadrato nero al cui centro viene disegnato un grosso punto nero sul quale ci si concentra. Lo Zikr o Dhikr è una specie di mantra, un suono ripetuto, che viene usato nella tradizione dei sufi per ricordare incessantemente una qualità divina.)

Poi vidi una copia del giornale “The Equal”. Pensavo che fosse eccellente: un giornale di qualità che veniva pubblicato con regolarità. Sheila Foraker, una magnifica donna, ne era l’editrice. Ci capimmo molto bene. Scrissi degli articoli per tutti i numeri della rivista, la maggior parte dei quali sull’Europa, ma scrivevo anche articoli con un diverso obiettivo, come, ad esempio, il mio “Enneagramma della Cottura del Riso“.

Poi ci fu una grande agitazione a causa di una fotografia di Oscar che era stata collocata troppo vicino ad un articolo che trattava della omosessualità ad Arica. Tutti cominciarono a comportarsi in modo irrazionale, perché si temeva che qualcuno, leggendolo, avesse potuto dedurre che Oscar era omosessuale. Ci fu anche una discussione riguardo Sarah Ichazo e l’autore di una foto. Ambedue i temi erano ridicoli. In questi casi nelle associazioni ordinarie (che non hanno pretese di essere associazioni che hanno come scopo l’evoluzione dell’uomo), tutto quello che c’è da fare è di stampare una rettifica nell’edizione successiva. Non è un grosso problema. Ma “Equal” fu aspramente criticato dal board di Arica, con Oscar e Sarah che appoggiavano pienamente questa posizione. Si credeva che l’uso continuato del nome Equal, un termine coperto da copyright, potesse riflettersi negativamente su Arica e, pertanto, il giornale dovette cambiare nome. Tuttavia, la sua struttura si era rotta e, pertanto, morì.

Più tardi ci fu un incontro degli Aricani europei a Londra. Fu divertente parteciparvi. Facemmo un po’ di lavoro sulle Idee Sante e ci scambiammo ogni genere di idee riguardo l’espansione in Europa, la formazione dei team di lavoro, il coordinamento fra di noi e così via. Quando tornai in Svizzera supervisionai la traduzione di una parte del materiale di Arica in tedesco ed in francese, ma null’altro mai sortì da quel meeting.

La settimana della Grande Riunione degli Aricani del 1990 fu un periodo magnifico per me. Vedere tutti i miei vecchi amici, Oscar incluso, fu meramente meraviglioso. Le altre Hawaii erano magnifiche. Non ero mai stato lì, tranne che all’aeroporto di Honolulu. Ebbi uno scontro con la moglie di Patrick Watson. Lei non voleva che fotografassi la sua classe di Tai Chi. A me sembrava molto strano. Successivamente ebbi una discussione con Patrick a tal riguardo. Egli mi disse che, seguendo l’esempio di Oscar, aveva coperto col copyright la forma di Tai Chi sviluppata da Cheng Man, secondo le disposizioni di legge. Pensai che fosse una cosa davvero stupida e lo ammonii senza mezzi termini su questo modo di comportarsi.

Il gruppo di lavoro non fu interessante quanto avevo sperato che fosse. La “Ho Music” era meravigliosa ma tutto il resto del lavoro mi lasciò insoddisfatto. Certamente, io, non avevo bisogno di luci stroboscopiche per stimolare le mie onde Alfa. Stavo pensando di scrivere un articolo sulla mia esperienza e, pertanto, intervistai un numero di persone riguardo alle loro impressioni. NESSUNO di essi accettò di essere citato per nome. Successivamente il board pretese che nessuno scrivesse nulla per rispetto della quasi prossima uscita del libro di Oscar. In verità Oscar andava affermando che avrebbe pubblicato a breve un libro, o più libri, fin dal 1970, quando fece questa dichiarazione in un’intervista nell’edizione cilena di Vogue. A tutt’oggi ciò non è accaduto, ma io spero che possa avvenire presto. (N.d.T. Sterling fa riferimento alle promesse, più volte fatte da Ichazo, di scrivere un testo definitivo del suo insegnamento che, secondo quanto da lui affermato, avrebbe condotto ogni serio studente all’illuminazione attraverso la pratica degli esercizi da lui suggeriti. Malgrado siano passati altri dieci anni dalla redazione del testo di Sterling, questo libro non ha ancora visto la luce.)

Vi espongo di seguito alcuni specifici commenti su determinati argomenti:

Pretese infondate:

Quando rilessi la lista degli Aricani che avevano partecipato alla Riunione, notai il nome di almeno quattro persone che erano già morte per malattia. (escludendo la mia cara amica Keta che era morta in un incidente d’auto.) Essi sono: Elliot Dunderdale (cancro allo stomaco), Jack Downing (un certo tipo di leucemia), Patrick Watson (diabete) e John Lindseth (problemi di cuore o renali). Altri sono morti di AIDS o altre malattie.

(Più di recente, nell’autunno del 1998, anche la mia cara amica Linda Cross, che Dio la benedica, è morta di cancro, una delle malattie che Ichazo aveva implicitamente affermato di curare e di non sapere nemmeno conoscere).

Quando chiesi ad un “caro fratello” come mai altri erano morti di AIDS ed altre malattie (gli Aricani si chiamano reciprocamente fratello e sorella, e dicono cose del tipo “Noi Siamo Uno e Tu Mi Ami”, tranne quando si tratta di buttare fuori dal gruppo, senza misericordia, qualcuno che mette in discussione i sistemi di culto), lui disse che non potevamo attenderci di essere esenti dall’ordinario karma umano. Io concordai con lui, ma sottolineai che non era esattamente quello il senso della mia domanda. In una recente pubblicazione di Arica, Oscar afferma che, quando diverranno illuminati, gli Aricani otterranno nove poteri, uno dei quali è l’abilità di guarire le malattie spirituali, intellettuali, emozionali e fisiche delle persone. L’affermazione di Oscar per me significa che, per poterla promettere agli altri, egli deve avere a sua volta raggiunto questa abilità. Se è così perché non ha guarito le persone che nel frattempo sono morte?

Il premio ricevuto dalla Società degli Scrittori delle Nazioni Unite: (Questo è patetico.)

Furono suonate fanfare da parte dell’Arica Institute per il conferimento ad Oscar del prestigioso premio degli scrittori attributo dall’ONU, e per l’invito, da lui ricevuto, a parlare alle Nazioni Unite. Che cos’era in realtà questo premio? Spedii un fax con alcune domande, alle quali essi non risposero. Così telefonai al presidente. La Società è un’associazione privata, composta da impiegati dell’ONU, essenzialmente un circolo. Non ha alcun tipo di posizione ufficiale all’ONU. E’ una specie di centro ricreativo e non vi è prova che qualcuno dei membri abbia mai dato divulgazione alla cosa al di fuori di quel circolo. Il presidente, un tipico e sgradevole impiegato di medio-alto livello dell’ONU, aveva sentito parlare di Oscar da suo figlio che lo aveva incontrato alle Hawaii.

Lui non aveva mai letto qualcosa che Oscar avesse scritto. L’invito non era di parlare alle Nazioni Unite, nel senso di parlare davanti all’Assemblea Generale o qualcosa di simile, come io avevo sperato che fosse, ma davanti ai membri del Club. Per quanto ne so, Oscar, non parlò mai davanti ad essi, ma il modo in cui l’ottenimento del premio fu pubblicizzato, compresa una riproduzione della lettera che conferiva il premio in una pubblicazione di Arica, fu qualcosa, totalmente, di diverso. Il “premio conferito dall’ONU” è stato, da allora, utilizzato in altre pubblicazioni di Arica. Questa è, semplicemente, totale disinformazione o, come si dice nel linguaggio comune, abilità nel “prendere all’amo” le persone.

L’Enneagramma:

Come ho già detto in precedenza, l’Ennegramma non è un Ennagono. Ho scritto un saggio di quattro pagine per dimostrarlo. Chiunque voglia una copia del saggio ha solo bisogno di mettersi in contatto con me.

Riconoscenza e Attività Commerciale:

Uno dei segni distintivi di Arica è la sua ossessione per i copyrights e l’attenzione alle materie legali. Credo che ci siano circa 500 termini coperti da copyrights, fino ad oggi. Una volta li ordinai tutti su un database, che, però, ho poi perso. Il punto è che Oscar aveva affermato, ed a noi era stato specificamente detto, che tutta la parte originaria del lavoro di Arica era: “Una varietà di esercizi tratti da molte tradizioni, spogliati dai loro contesti culturali, ed assemblati in una maniera sintetica, per produrre risultati meglio e prima di quanto potesse un qualsiasi altro metodo precedente”. Bene, io credetti in questa dichiarazione. Era parte di quello che mi attrasse verso Arica. Quel lavoro mi ha fatto molto bene (Ma ciò non si può dire del gruppo che esso ha prodotto). Ora tutti questi esercizi e queste tecniche sono stati coperti da copyright da Arica, dapprima nel manuale che riguardava il Training dei Tre Mesi. Tuttavia, né in quel libro, né in una qualsiasi altra parte (tranne alcune vaghe eccezioni riguardanti il Pamir come luogo d’origine del Kinerhythm) viene dato credito ad un maestro, ad un insegnante, o ad una tradizione. Questo è etico?

Una “cosetta” finale:

Mentre stavo preparando questo lavoro, parlai con la donna con cui avevo vissuto per due anni (adesso siamo separati), e le chiesi in prestito la copia dell’ultimo elenco degli indirizzi di Arica, cosi ché potessi inviarlo a coloro che sono stati citati all’inizio. Lei che è un’Aricana dell’ottavo livello, ed ancora attiva saltò sulla sedia e cominciò a pensare (la lettura delle menti non è abitualmente facile), se dovesse acconsentire, poiché io stavo certamente per dire qualcosa di negativo e, forse, lei avrebbe potuto prevenire la mia eresia. Fui scioccato da questo atteggiamento e troncai la comunicazione. Non so a che cosa lei stesse pensando dopo, ma, per conto mio, io vi vedevo qualcosa di degno della Cina Rossa, dell’URSS e del 1984.

Stavo per essere giudicato un nemico del popolo? È questo, veramente, il genere di mentalità che Arica vuole creare?

Così questa è stata la mia storia all’Arica Institute. Spero vi siate divertiti nel leggerla. Aspetto con impazienza di ricevere vostre osservazioni. Possibilmente, per favore, in un mese.

Vostro Sterling Doughty

Una nota successiva: venti copie di questa lettera furono spedite l’ultima settimana di giugno del 1996. Ad oggi, nessuno ha trovato alcun difetto nell’esattezza del contenuto riportato, tranne il fatto che qualcuno ha sottolineato, erroneamente, che io avrei usato in modo sbagliato la parola “marchio” al posto di copyright, nella descrizione del numero dei termini coperti legalmente da parte di Arica. In realtà, forse, avrei dovuto usare la parola “service mark”, per quelle centinaia di parole. Ci fu anche un commento, da parte della stessa persona, che affermava che Oscar aveva menzionato alcuni dei suoi insegnanti nei video sul training del Kensho, ma quali essi fossero in specifico non fu mai detto. Ci fu anche un commento che asseriva che io avevo riferito in modo scorretto le vicende relative alla fine delle pubblicazioni dell’Equal e, di conseguenza, che avrei potuto essere scorretto anche su altre materie. Due fonti autorevoli hanno confermato l’accuratezza del mio racconto e la persona che aveva fatto tale commento, ha ritirato ciò che aveva detto. Spero che lui, ed altri, leggeranno il resto di quello che ho scritto su “The Lance” con una mente più aperta.

Poiché non ho mai ricevuto alcuna risposta, al di là di alcune assicurazioni rimaste senza seguito, da parte dell’Istituto o Ichazo, riguardanti la mia “Storia ad Arica”, o qualcun altro dei miei altri scritti, io ritengo che essi riconoscano l’accuratezza di quello che ho presentato.

Sterling Doughty. Marzo 1999

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