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Prima il dovere e poi il piacere?

Prima il dovere e poi il piacere?

Prima il dovere e poi il piacere?

Declinazione del proverbio secondo l’enneagramma.

Marco Amendola

 

Se uso il lato della base di un prisma per tracciare un solco nella sabbia, o uso  il lato della base di un cubo, avrò tracciato due solchi molto simili, nessuno dei quali riferibili in maniera univoca  alla piramide o al cubo. Tuttavia uno è stato solcato con un prisma ed uno dal cubo.

 

I comportanti osservabili degli esseri umani sono come quei solchi, ogni gesto potrebbe essere compiuto da un qualsiasi carattere e  per comprendere la forma, dunque, occorre osservarne il movimento.

 

Le descrizioni qui proposte dei “fenotipi”(termine che uso solo per fare il verso alla scienza del metodo sperimentale), possono essere considerate come delle istantanee, delle foto scattate un po’ al volo, con quella data luce,  e che immortalano i personaggi descritti mentre compiono un gesto. Uno tra mille.

 

Ma in quel gesto immagino esserci tutta la storia dell’individuo e l’enneagramma ci aiuta nel viaggio a ritroso, come una bussola, a trovare i luoghi più antichi dai quali quel gesto tra mille, e solo quel gesto,  trae la sua  origine.

 

Allora per scattare le foto ai miei amati enneatipi mi sono servito di un gioco, e cioè immaginare di declinare uno dei proverbi più conosciuti secondo gli aspetti che mi appaiono prototipici del carattere: l’istantanea del gesto tra i mille!

 

Il proverbio è “prima il dovere e poi il piacere”.

 

Non oso immaginare quanta filosofia si possa fare su questo detto, quanto rispecchi la cultura occidentale e quanto assomigli ad un termometro che ha in alto il dovere, in basso il piacere, e di quanto si abbassi la temperatura se ci muoviamo per esempio dai paesi del Nord Europa ai paesi dell’Africa nera, o dal giorno alla sera!

 

Per l’enneatipo Uno, che ha  la passione dell’ira e quindi l’emozione della rabbia contenuta dalle maglie strette delle regole morali, nulla di più facile che immaginarsi un inseguirsi vorticoso di doveri che nulla o poco spazio lasciano al piacere. Il piacere allarga il corpo, lo distende, è l’antidoto naturale al controllo ossessivo delle parti aggressive represse, per cui è piuttosto sacrificato al sacro altare della ”condotta inappuntabile”.

 

Tuttavia sarebbe impossibile sopravvivere ad urti continui, che elicitano risposte aggressive, senza trovare il modo di riequilibrare il sistema. Troppo  gonfi di rabbia si scoppia! L’enneatipo Uno esprime il suo risentimento, eccome se lo fa, solo e soltanto se riesce a tradurlo nell’esperienza della violazione di una norma morale. E’, cioè,  tanto incastrato dalla sua morale che se ne libera diventando moralista e portando la sua attenzione su chiunque osi violare le sacre regole di non so che cosa. A quel punto il risentimento ha il via libera per trasformarsi nella catartica rabbia, che tanto catartica non è perché dopo siamo punto e a capo, ma almeno abbiamo allentato un po’ di tensione! E’ facile che  preti, professori, cattedratici, figure carismatiche longilinee ed impeccabili, possano essere degli enneatipi Uno.

 

Non viene in mente anche a voi che a questo punto si possa dire:“Prima il dovere e poi il dovere!”, magari detta con voce tonante dal tipico pulpito delle prediche? E’ magari trovare piacere nell’ammansire il lupo o riportare all’ovile la pecora smarrita? Insomma, poi si finisce a sbracare da qualche parte non propriamente elegante, in uno stato di consapevolezza non pienamente lucido, e non esattamente da soli!!!!

 

 

All’enneatipo Due, che ha la passione dell’orgoglio, è “proibito l’avere bisogno”, poiché avere bisogno è in qualche modo espressione di debolezza che l’orgoglio non può accogliere. Il Due sviluppa nel mondo un passo forzatamente seducente in modo tale che ciò di cui si necessita (vicinanza emozionale e  complicità), gli sia portato in dono dal sedotto di turno!

 

Nella versione del Due  Grande Madre – questo enneatipo dona tutto se stesso senza sacrificio e più di quello che ha, soprattutto a chi non gli chiede di ricevere.

 

Quando si dice “l’invadenza…” il due risponde “presente!”…. Se vogliamo dona perché il suo desiderio profondo è quello di chiedere! Insomma i Due sono seducenti, attraenti, sono promesse di  piacere assoluto che camminano!

 

Se sono una bella signora (ma non sono un Due), fa molto caldo ed avverto sete, chiamo il cameriere almeno un paio di volte e ordino dell’acqua.

 

Se sono una bella signora e sono un Due, in lontananza avvertirò la sete, che descriverò a me stessa come un inesorabile condizione di fastidio legato all’afosissimo caldo, nel farlo mi toccherò la gola con il palmo della mano e le dita, avendo cura di tenere alto il mento e lo sguardo perso nell’aria, ma solo dopo avere inconsciamente notato un bel signore che mi stava ammirando, ed avere compiuto tutto il mio gesto in modo tale da poter essere osservata da lui.

 

In tal modo sarà molto probabile che il signore si alzerà dal posto in cui era seduto e mi chiederà se desidero qualcosa da bere.

 

C’è poco da fare: il tipo Due vive promettendo desiderio e piacere a chiunque incontri il suo interesse! Mi  pare che il proverbio si possa declinare in questo modo:

Prima il piacere e poi il dovere, si ma con piacere, grazie!

 

Il tipo Tre, che ha la passione della vanità, orienta tutto il suo passo verso una direzione che non è mai quella del sentire autentico dei propri bisogni, ma in direzione di qualsiasi cosa che garantisca una buona immagine da offrire agli interlocutori, significativi e non.

 

La funzione di autorappresentazione rende decisamente più necessario l’apparire che l’essere con il chiaro obiettivo di piacere. Una buona integrazione delle parti separate del Tre consentirebbe a quest’ultimo di percepire aspetti di amor proprio e di autostima, ma qualcuno potrebbe obiettare che spesso i Tre sono persone di successo e dunque hanno già una buona autostima.

 

Mettiamola così: se senti di avere “potere” non hai alcun bisogno di dimostrarlo. Se stai li sempre a fare qualcosa per poter dire di aver fatto, vuol dire che il potere non lo senti e devi andare a cercarlo ovunque si trovi  e a qualunque prezzo, ivi compreso, come spesso accade, quello di rinunciare alle parti creative di sé per diventare dei fighissimi manager!

 

Il passo del Tre, dunque, è evidente nell’aspetto estetico, ma anche nella capacità operativa di raggiungere gli obiettivi professionali. Ci si vende in quanto piacenti, ma si piace anche in quanto bravi, capaci e competenti! Persone di successo insomma.

 

Per cui il proverbio del Tre è: “Prima il dovere di piacere e poi il dovere”.

 

Per l’enneatipo Quattro le cose si complicano, anche perché se le cose non sono vissute come complicate, nel senso di dolorose e spesso irraggiungibili, non si può parlare di enneatipo Quattro.

 

La passione è l’invidia, appoggiata alla funzione di autoalleanza, che fa costantemente avvertire da un lato una straordinaria originalità e dall’altro la assoluta incapacità di vivere esperienze di banale soddisfazione del desiderio.

 

Il Quattro può impegnarsi in tutta la vita in battaglie per ottenere il sentimento della pienezza senza raggiungerlo mai, sentendo la frustrazione costante di vivere in un mondo che non lo riconosce come speciale e non gli si dedica completamente.

 

Mi è venuto, dunque, in mente che osservando un tipo Quattro nel suo essere travagliato, tragico, romantico e drammatico, “in fase acuta”,  non potremmo che declinare il proverbio in questo modo: “Prima il dovere e poi nulla più!”,

 

L’enneatipo Cinque, guidato dalla passione dell’avarizia, dalla percezione di un mondo eccessivamente invadente e dunque pericoloso, ama la solitudine e predilige azioni o lavori che hanno poco di “relazionale”. L’esempio tipico è quello del bibliotecario, che nella polvere dei suoi libri trova il suo incedere nell’esistenza. Può dedicarsi con grandissimo impegno alle sue attività da “topo di biblioteca”, senza provare alcuno sforzo.

Lo sforzo vero è lasciare il suo guscio protettivo ed uscire dall’uscio di casa!

 

Non si può vivere senza il piacere e senza la relazione e questo il tipo Cinque lo sa, per cui mi sono immaginato che per questo enneatipo il proverbio potesse essere: “Prima il dovere e dopo, ma solo se sono al sicuro, un po’ di  piacere”.

 

 

Per l’enneatipo Sei, dominato dalla passione della paura, non ho avuto alcun dubbio nell’immaginarmi che viva il quesito come il più classico tra i dubbi: quello amletico!

 

Sì, perché il Sei ha poca dimestichezza con il piacere, o quanto meno ne ha molto meno rispetto al controllo. Per il Sei ogni piacere è pericoloso ed ogni pericolo è tale solo se contiene una promessa di piacere.

 

Il passo del Sei diretto ad un comportamento corretto, giusto, rispettoso delle regole, “doveroso”, è il tentativo di arginare le spinte forti dei desideri, che sono sempre vissuti come proibiti.

 

E’ facile per un Sei abbandonare la retta via, se lungo il cammino incontra un sentiero con una vegetazione talmente fitta da promettere il piacere proibito al riparo dallo sguardo del mondo-giudice!

 

In ogni caso si tratta di azioni d’impulso, che sopraggiungono quando per troppo tempo si è fatto il dovere senza alcun piacere!

 

In conclusione, visto che il proverbio ha una natura relazionale, poiché è un insegnamento che viene spesso portato da un’autorità (un genitore, un insegnante, un capoufficio), il Sei non direbbe mai “al diavolo tutti voglio sguazzare nel più sordido piacere e del dovere me ne frego!”, nè affermerebbe che il suo essere ligio al dovere preclude naturalmente ogni piacere (correrebbe il rischio di essere considerato un bugiardo).

 

Il Sei prenderebbe tempo, ripetendo la domanda e direbbe: “Prima il dovere o il piacere? Non saprei forse il dovere…ma non sempre…ci dovrei pensare..ma che ore sono, Dio mio! Faccio tardi alla mia operazione alla cistifellea!”.

 

L’enneatipo Sette, orientato dalla passione della gola, cammina leggero nel mondo

assaggiando quanto più frutti possibili incontra sulla sua strada.

 

E’ un carattere avvezzo agli eccessi di piacere, che si domanda costantemente: “Perché no? Perché non dovrei?”.

 

Ha un pessimo rapporto con i doveri che lo fanno sentire costretto;  questa è, anzi, la sua paura di fondo, che si fa sentire quando non può cambiare direzione, quando il dolore dell’esistenza bussa alla porta.

E’ il carattere che evita per eccellenza ogni sforzo: per lui impegno è uguale a dolore.

 

Proteso al godimento leggero e superficiale, ama stare in compagnia di tanti senza mai dedicarsi a nessuno in modo “speciale”e, così, mi sono immaginato per questo enneatipo il detto: “Prima il piacere e poi il piacere per tutti… offro io!”

 

Per l’enneatipo Otto, la cui passione è l’eccesso, il passo è forte e determinato.

 

L’Otto prende tutto quello che incontra sulla sua strada senza farsi troppi problemi; è il condottiero per eccellenza, senza paura e con una spiccata propensione alla “conquista delle cose”.  E’ un passionale ma è orientato all’azione. Ama la sfida ed il conflitto per il piacere che da in sé; è sempre pronto allo “scontro”, che vive come piccante e gustoso.

 

Un Otto non ammette opposizioni alla sua espansione nel mondo, per cui mi sono immaginato una declinazione del proverbio di questo tipo: “Prima il piacere e poi il piacere…qualcuno ha qualcosa da ridire in proposito?”

 

L’enneatipo Nove è dominato dalla passione dell’accidia, intesa come indolenza esistenziale rispetto alla soddisfazione dei propri bisogni profondi.

 

Egli non si accorge assolutamente di cosa necessità nella profondità della sua anima, ma si nutre della vicinanza del prossimo, che per lui è vitale.

 

Dunque, pur di sentirsi parte, pur di essere vicino, diventa un ottimo compagno di passeggiate, poiché lascia sempre decidere a te la direzione, porta lui le vettovaglie, non si lamenta mai, ma guai a fargli prendere una decisione! Non l’avrete mai.

 

Per ottenere vicinanza asseconda le richieste del gruppo, tutte, ponendo le sue istanze sempre in secondo piano.

 

Questo enneatipo potrebbe anche apparire particolarmente frenetico ed impegnato, dando l’illusione di essere tutt’altro che un pigro. La vera essenza della sua accidia è nella dimenticanza di sé: se si affanna è per evitare accuratamente di sentire il bisogno profondo che chiede soddisfazione.

 

Mi sono immaginato per l’enneatipo Nove un espressione del tipo: “Prima il tuo piacere che mi fa tanto piacere, e poi… scusatemi ma ho tanto da fare”

 

Messi tutti in fila mi hanno fatto sorridere!

 

Enneatipo 1: “Prima il dovere e poi il dovere

 

Enneatipo 2: “Prima il piacere e poi il dovere, si ma con piacere, grazie!

 

Enneatipo 3: “Prima il dovere di piacere e poi il dovere”

 

Enneatipo 4: “Prima il dovere e poi nulla più!”

 

Enneatipo 5: “Prima il dovere e dopo, ma solo se sono al sicuro, un po’ di  piacere”

 

Enneatipo 6: “Prima il dovere o il piacere? Non saprei forse il dovere…ma non sempre…ci dovrei pensare..ma che ore sono, Dio mio! Faccio tardi alla mia operazione alla cistifellea!”

 

Enneatipo 7: “Prima il piacere e poi il piacere per tutti… offro io!”

 

Enneatipo 8: “Prima il piacere e poi il piacere…qualcuno ha qualcosa da ridire in proposito?”

 

Enneatipo 9: “Prima il tuo piacere che mi fa tanto piacere, e poi… scusatemi ma ho tanto da fare”

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