I Sette in psicoterapia- Seconda parte

I Sette in psicoterapia- Seconda parte

Traduzione di Antonio Barbato

Comprendere in che modo la Paura condiziona il modo di pensare.

I Sette possono apparire come persone che sanno quello che vogliono, tuttavia sono la paura e l’ansia che possono costringere ad assumere questa apparenza:

· “Un Sette può sembrare qualcuno che si muove velocemente quando tutto è mentale. Io

voglio sempre dare l’impressione che sto controllando la cosa”.

· “C’è un dissidio fra la mia testa e il mio cuore”.

I Sette fanno menzione di una varietà di metodi terapeutici che li hanno aiutati a superare l’ansia e a dare ascolto a quello che veramente volevano:

· “Avevo troppa paura a stare nel punto in cui ero abbastanza a lungo per rendermi conto

di quello che volevo. Avevo bisogno, perfino, di imparare ad andare ad un ristorante e stare seduto da solo attendendo fino a che non avessi saputo veramente quello che volevo. È di molto aiuto sentirsi ricordare di confrontarsi con ciascuna parte interiore. Il dialogo vocale unitamente all’energia del lavoro mi hanno aiutato nel riuscire a comprendere le diverse parti del mio sé, non soltanto la mia testa”.

Alcuni Sette suggerivano che i terapeuti ascoltassero ed accettassero, inizialmente, le loro idee senza interpretazione, ma che dessero loro anche suggerimenti e metafore da elaborare successivamente:

· “Quando le persone si presentano con qualcosa troppo rapidamente, io non sono in grado

di assorbire queste notizie nel modo corretto. Se ciò che mi viene detto è una critica, la mia prima risposta verso un’interpretazione o un suggerimento, abitualmente è ‘no’. Il migliore terapeuta che io ho avuto mi dava delle metafore; le immagini restavano con me ed io potevo elaborarle successivamente”.

· “Non date scarsa importanza ai miei pensieri. Ho bisogno di sentirli ed ascoltarli, talvolta

essi suscitano delle emozioni. Ma, le mie emozioni, parlano a voce bassa”.

I terapeuti hanno anche bisogno di comprendere che, la sottostante paura di un Sette, può emergere come rabbia: “Se un terapeuta pretende da me risposte emozionali, io posso reagire con rabbia e critiche. È bene, quindi, se il terapeuta possa rassicurarmi su ciò di cui ho paura”. Un altro Sette aggiunse: “Quando quello che ho detto, mi viene spiegato, aiuta, ma può anche farmi arrabbiare. Fa percepire che ci sia un limite, e tuttavia è anche quello di cui ho veramente bisogno”.

I Sette suggeriscono, inoltre, che il terapeuta li debba aiutare a vedere il positivo in quello che a loro sembra negativo: “Parla alla parte di me che ha bisogno e vuole crescere. Dimmi qualcosa del genere ‘Questa è la tua occasione di essere ascoltato, di riuscire a conoscere parti di te stesso che sono uniche e di valore'”. È importante, per il cliente Sette, sapere che fronteggiare le difficoltà e il dolore è una loro scelta, e che ad essi si può sopravvivere.

Lavorare con le emozioni.

Quando si lavora in profondità, gli stati emozionali di un Sette possono modificarsi rapidamente, mentre essi contattano e si allontanano dal loro dolore. Come spiegò un tipo Sette: “La cosa di cui i Sette hanno più paura è l’emozione. All’inizio i Sette non andranno assolutamente oltre la loro mente. Il Sette non ha alcuna idea delle sue emozioni. Il terapeuta deve aiutarli a negoziare su questo terreno. Io entro in contatto e fuggo dal dolore con rapidità”. Un altro Sette aggiunse: “Se il clima diventa troppo pesante, ho bisogno di uscir fuori e prendere un po’ d’aria”.

Quando un cliente Sette fugge dal dolore troppo rapidamente, i Sette suggeriscono che il terapeuta ponga domande del tipo: “Hai fatto in fretta, che cosa ti ha spinto ad uscirne tanto rapidamente?” o “Sei sicuro che non stai mascherando il tuo dolore?” oppure “Credi proprio di non essere triste?” Come un Sette spiegò: “Io sono naturalmente di buon umore. Quando decido di tirarmi su da uno stato doloroso, ho un’ampia scelta di strumenti da utilizzare per sentirmi meglio”. I Sette suggeriscono, inoltre, che i terapeuti facciano più controlli per verificare se il loro tirarsi su, sia veramente di aiuto o se ritengono che i Sette restare un po’ di più col loro dolore.

I Sette, talvolta, credono che hanno bisogno di stare “su” per far star bene il loro terapeuta: “Quando noi ci riprendiamo in un modo troppo rapido e disinvolto, potremmo star solo rispondendo ad un tuo suggerimento perché tu vuoi che noi ci sentiamo meglio, e, di conseguenza, noi dobbiamo esserlo'”. “Io potrei inoltre farti contento mediante il mio essere felice. Noi pretendiamo di essere felici e crediamo che chiunque altro si attenda che noi lo rendiamo felice”. Questi cambiamenti di stati d’animo, sono abitualmente automatici. Il terapeuta dando dei feedback può aiutare il cliente ad essere consapevole del suo comportamento ed a comprendere le sue motivazioni.

La maggior parte dei Sette riferiva che è importante stare in contatto con i loro corpi, particolarmente quando le loro menti sono iper attive: “Io permettevo a me stesso di verificare i miei sentimenti e di credere che quei sentimenti fossero validi ed importanti segnali per la mia vita. Invece di lasciare che la mia mente decidesse che cosa era la vita, io cominciai a dare ascolto al mio cuore ed ai miei sentimenti. Se non percepivo bene, non mi auto convincevo pensando che tutto andasse bene, e potevo così, finalmente, sperimentare l’intera gamma di sensazioni della realtà. Apprezzavo, nella terapia, l’incoraggiamento a stare coi sentimenti, anche se essi erano sgradevoli. Stare con loro e travalicarli fino a vedere l’altro lato. Prima avevo sempre evitato di percepire i miei sentimenti sgradevoli, così non avevo mai imparato qualcosa sull’altro lato di essi”.

I Sette tendono a distrarsi mediante stimoli visuali, che possano “tenerli su” nelle loro menti: “Chiudere gli occhi elimina le distrazioni. Il mio terapeuta usava la visualizzazione per collegare la mia esperienza corporea con le mie emozioni”. I Sette raccomandano che i terapeuti, per mantenerli sul giusto cammino: “Facciano domande dirette e mi aiutino a collegarmi col corpo”.

Può essere necessario essere presenti e pazienti: “Un ascolto attivo aiuta. È importante per il terapeuta non cercare di risolvere troppo rapidamente il problema”. E il terapeuta deve permettere al cliente Sette di sapere che c’è un significato ed un valore nello stare con i sentimenti: “La cosa peggiore della sofferenza è quella di credere che in essa non avrei trovato alcuna cosa preziosa. Se io credo che invece la troverò, ciò rende la sofferenza sopportabile”.

Altri modi in cui i terapeuti hanno aiutato i Sette ad approfondire i loro sentimenti comprendono:

· “I compiti assegnatimi di descrivere i miei sentimenti, e di tirar fuori gli elementi dolorosi della mia infanzia, mi portavano fuori dalla mia mente e dentro i miei sentimenti – fuori dalla terra dei sogni e nella terra dell’azione

· “L’ipnosi mi ha fatto percepire i sentimenti ed il mio dolore, mi ha dato anche un’immagine di me stesso più ampia”.

· “Usare il senso dell’umorismo, con risposte dirette e gentili”.

Alcuni Sette sembrano dei Quattro quando parlano del valore che hanno trovato nello stare con il loro dolore e la loro pena:

· “Quando mi sono arreso al mio dolore, la polarità mi ha offerto una pace calmante”.

· “Avere la percezione del quadro completo dei sentimenti, è la cosa più onesta e pulita che si possa fare. Io posso empatizzare con i Quattro; non voglio che qualcuno cambi la musica alla radio anche se mi fa sentire triste sentire quello che sto provando. Voglio rimanere con quel sentimento”.

· “Nel processo di destrutturazione del mio ego – cioè chi io avevo deciso di essere – mi sono reso conto che i sentimenti profondi sono sulla stessa lunghezza d’onda della sobrietà”.

Imparare a mettere limiti e ad auto proteggersi.

Quando i Sette anticipano il futuro in modo ottimistico e ricordano solo il lato positivo delle situazioni, possono dimenticare di proteggere se stessi in modo realistico nel presente. Un Sette si accorse che, “tenere un diario mi aiutava a rendermi conto di quando io razionalizzavo e riformulavo le situazioni, per dimenticare il dolore che avevo percepito all’epoca. Ad esempio, prima di andare a visitare mio padre e la mia matrigna, che non avevo visto da lungo tempo, mi è stato di aiuto rileggere i miei vecchi diari, poiché essi mi hanno costretto a ricordare quanto fossero difficili quei rapporti. Io non voglio anticipare delle esperienze negative. Tuttavia, esaminarle in dettaglio mi mette in grado di proteggere me stesso”.

I Sette hanno apprezzato i terapeuti che hanno insegnato loro a porre dei limiti e ad auto proteggersi. Essi possono impegolarsi facilmente in situazioni, anche quando il probabile risultato è farsi del male. Hanno avuto bisogno che i loro terapeuti li abbiano aiutati a moderare la loro visione positiva e a rendersi conto delle possibilità negative:

· “Vedere mio marito dire: “Non ho tempo per te”, davanti al terapeuta, mi costrinse ad ascoltare quelle parole senza riformularle. E’ stato più facile per me perché c’era qualcun altro che ascoltava”.

· “Tendo a dare troppa fiducia; sono troppo ottimista. Credo, proprio, che tutti siano delle brave persone e che non mi faranno del male. Quando ciò non è vero mi sento frustrato per lungo tempo e chiudo la porta. Il terapeuta mi ha aiutato ad imparare a restare in contatto con la realtà”.

· “I counselors hanno bisogno di comprendere il modo di pensare in bianco e nero di un Sette. Se, ad esempio, essi incoraggiano un Sette ad allentare la loro auto protezione e ad entrare nella vita reale, essi devono anche aiutare il Sette a conservare le parti salutari di un’autodifesa. La vita può non essere tutta cattiva, ma certamente non è tutta buona, ed essi non li devono rendere vulnerabili agli attacchi”.

Alcuni Sette comprendono la loro rabbia solo quando vengono stabiliti dei limiti:

· “Dato che io mi sento dissociato dai miei sentimenti, ci vuole molto tempo prima che mi renda conto che sono risentito o arrabbiato. Quella rabbia è, in realtà, una correzione e una guida che mi porta dove ho bisogno di stare”.

· “Sarebbe utile presentare la rabbia come un nuovo territorio che deve essere esplorato. Imparare ad accorgermi dei sentimenti e ad andare di più nella mia energia del ventre mi aiuta a comprendere, più rapidamente, e ad esprimere quello che sto provando”.

Sviluppare l’empatia

I Sette non vogliono che gli altri li limitino, tuttavia essi spesso limitano gli altri, quando resistono ad affrontare le difficoltà. Un Sette disse: “Perdo la mia pazienza quando gli altri (mia moglie) stanno nella loro sofferenza e non ascoltano il mio punto di vista. Quando qualcosa va storto, io voglio correggerla e far sì che funzioni meglio”. Un altro Sette aggiunse: “Mi sforzo di risolvere le preoccupazioni degli altri perché non voglio soffermarmi a pensare alle negatività. E mi separo dai sentimenti, perché essi potrebbero non essere coerenti con il modo nel quale io volevo che la vita fosse. Ora mi sto dando, qualche volta, il permesso di sentirmi male. Posso sentirmi così senza, necessariamente, dover risolvere questo stato e rendere tutto felice. Posso anche dare ascolto alle preoccupazioni e alle paure espresse dalle altre persone, senza sentire che io devo farle star meglio. Sono più attento ai miei sentimenti di disagio, sto imparando ad ascoltare questi importanti segnali”.

Per il pauroso Sette, che è intollerante verso le sue emozioni difficili, stare con le difficoltà di un’altra persona, può essere difficile allo stesso modo. Imparare a sentire compassione per gli altri può essere un importante risultato terapeutico. Un terapeuta usava l’immaginazione guidata per aiutare la sua cliente Sette ad empatizzare: “Stavo avendo dei problemi con la mia figlia Otto. Il terapeuta mi fece chiudere gli occhi e mi guidò nel comprendere quello che significa essere un Otto. Ciò mi permise di contattare mia figlia con maggiore compassione e comprensione”.

Sessioni congiunte.

Come già detto, i Sette possono facilmente iper reagire se sono messi di fronte ad un problema. Può essere difficile, per loro, ascoltare altri che sono in disaccordo con loro o che non li considerano in un’ottica positiva. La loro immagine di persone accomodanti, genere il rapido sorgere di una parte difensiva ed essi possono diventare duri esprimendo la paura e la rabbia. Ho visto dei Sette nel lavoro di coppia che sembravano essere degli Uno o degli Otto, fintantoché non li ho visti di nuovo a conflitto finito. Un Sette disse: “E’ terribile essere criticati; se vieni criticato non sopravvivrai, poiché il tuo senso di te è tanto fragile. Se non sei d’accordo con la mia idea, è come se io non ti piacessi. Io devo imparare a fare delle separazioni, particolarmente fra le idee ed i sentimenti”.

Quando i Sette fanno resistenza ad affrontare i loro problemi in una relazione, i loro amici e le persone care, li possono vivere come persone superficiali e narcisistiche. Portata all’estremo questa tattica può provocare, come risultato, la perdita di relazioni importanti, un colpo potenzialmente devastante per l’immagine di sé idealizzata di un Sette. È durante questo passaggio di vita che, spesso, si incontrano i Sette in terapia, per la prima volta. Un Sette disse che quando sua moglie lo lasciò, comprese come il suo razionalizzare e il suo rifiutarsi a percepire i sentimenti, gli avevano provocato questa perdita. Decise, quindi, di confrontarsi con la sua immagine e di cambiare: “Il mio fascino e la mia abilità di portare le persone dalla mia parte, mi avevano, semplicemente, condotto a quel risultato. Quando il matrimonio andò a pezzi, io decisi che questo non era solo un divorzio da una donna, questo era anche un divorzio da un’identità”.

La paura del Sette dell’abbandono è eccitata dal conflitto. Essi hanno bisogno di capire che il non sottrarsi allo sperimentare il conflitto avrà dei benefici, anche se devono provare del dolore. Esaminare quello che è stato veramente detto, e quello che è stato sentito, è d’aiuto. Questa tecnica fornisce un’opportunità per confrontarsi con delle paure prima che esse diventino delle conclusioni previste. I terapeuti possono anche fare appello al senso di giustizia proprio dei Sette, quando essi rifiutano di sentire un altro punto di vita. Quando si lavora con i Sette, è di aiuto tenere in grande considerazione la loro vulnerabilità alle critiche. Dare loro dei feedback su un’area limitata del loro modo di comportarsi non implica che essi non siano apprezzati in tanti altri modi. Come un Sette disse: “Analizziamo. Dimmi quali i parametri del tuo rimprovero. Poi io li riguarderò”. Dare sostegno ai Sette quando sono abbastanza forti da stare in contatto con le difficoltà, facilita il processo: “L’incoraggiamento e i complimenti sono proprio azzeccati”.

Quando il sé idealizzato di un Sette sta provocando un conflitto in una relazione, ho trovato che una tecnica ideata da Jerome Wagner, può essere di aiuto. Ambedue i membri di una coppia, vengono incoraggiati a fare un elenco delle loro qualità consce accettate, definendole col termine “me”. Ognuno, poi, fa un elenco delle caratteristiche rifiutate o “negate” che sono definite come “non me”. Ad esempio, se un Sette si identifica con l’essere ottimista, egli automaticamente scrive “pessimista” nella lista del “non me”. Dopo che gli elenchi sono completi, si ha una seduta di scambio di idee. L’argomento della seduta è: C’è qualche beneficio occulto che le qualità descritte come “non me”, possono avere? Ad esempio, come può un eterno ottimista trarre dei benefici dall’essere, qualche volta, pessimista?

Questo esercizio si avvantaggia dell’abilità del Sette di capire il quadro generale di una situazione e del fare delle connessioni creative. Esso aiuta ambedue i membri della coppia a vedere le loro ombre, che essi hanno proiettato sull’altro, e sposta la loro attenzione sul lavoro da fare su se stessi.

Lavoro sulla famiglia di origine.

I Sette, talvolta, replicano il loro primitivo ruolo di persona allegra e cercano di fare felici le persone nella loro vita attuale. Recitare questo ruolo diventa, talvolta, un peso di cui il Sette si risente. I Sette possono sentirsi e parlare come dei martiri quando descrivono le loro relazioni: “Ci si aspetta, sempre, che io mi prenda cura di ognuno o che li faccia divertire e rendere felici”.

Quando i Sette fanno il lavoro sulla famiglia di origine, possono venire in superficie sentimenti negativi riguardanti il ruolo primitivo che essi hanno dovuto ricoprire. Un Sette disse che le lettere terapeutiche – quelle che si scrivono per esprimere i propri sentimenti, ma non vengono spedite – sono state particolarmente di aiuto, a questo punto, della sua terapia.

Ricostruire il passato fornisce ai Sette un’opportunità per esplorare quello che hanno evitato; quello che il passato era veramente e non quello che essi hanno immaginato e come essi ripetono il passato nel presente. Per i Sette comprendere il ruolo che hanno giocato nelle relazioni, attraverso questa lente, può essere una rivelazione: “Quando siamo andati da un terapeuta delle relazioni familiari, ho visto, per la prima volta, degli schemi evidenziarsi ed ho compreso il quadro più generale. I problemi non riguardavano soltanto la mia partner”.

Gruppi.

Quando i Sette hanno sviluppato abbastanza fiducia in un gruppo terapeutico, ricevere dei feedback può essere particolarmente potente: “Un giorno andai al gruppo abbastanza depressa. Io chiesi loro di farmi uscire da quello stato, ma loro dissero: “No, noi pensiamo che tu debba stare lì”, convincendomi che dovevo stare con quella tristezza! Io chiesi: “Perché fa bene?” Essi risposero di no. “Perché è un tesoro?” “No”. Ogni mia sollecitazione ebbe come risposta un “No, ma tu devi stare, in ogni caso, in contatto col tuo dolore”. Io lo feci, e ciò mi cambiò”. Un altro Sette disse: “Ero in un gruppo e facevamo una lista delle proprie qualità, seguita da dei feedback dati in modo diretto. Fu doloroso vedere che la mia immagine idealizzata veniva messa in discussione, ma fu buono per me guardare a questo”.

Un altro gruppo di terapia psico-educazionale fornì, alla stessa persona Sette, aiuto ed informazioni che riportavano alla normalità, durante un periodo in cui dovette affrontare una perdita: “Mentre passavo attraverso le fasi del mio divorzio, tutte le perdite erano devastanti. Il dolore, la depressione e la pena, erano soverchianti. Partecipavo ad un seminario sul divorzio. Le informazioni che quelle persone mi diedero mi aiutarono veramente, facendomi comprendere che quelle persone avevano perso degli amici e che questo faceva parte della normalità. Avere l’aiuto di un gruppo di persone che hanno passato la stessa esperienza fa veramente una grossa differenza”.

Punti di connessione.

Il Sette collegato al Cinque.

Gli stati dell’ego interiori dei Cinque e degli Uno sono ambedue risorse potenziali per i Sette. In modi diversi, ambedue contrastano la tendenza del Sette a cercare il piacere e ad evitare la realtà quotidiana.

Il collegamento col Cinque, offre ai Sette offre un’esperienza di vita più tesa all’osservazione ed al sapersi trattenere. I Sette dicono che in questo stato dell’ego, sono meno estroversi e più riflessivi. Molti Sette dicono che la tranquillità che trovano nel Cinque permette loro di riempire la loro cisterna spirituale e di riuscire a trovare conforto nel presente. I Sette scoprono spesso che la loro creatività e anche alimentata da questa introversione: “Dopo il mio divorzio, non riuscivo a trovare un lavoro. Incontrai un agricoltore che aveva un appartamento nella sua stalla. Riuscii a concludere con lui un accordo in cui accudivo i suoi animali in cambio dell’alloggio. Suonavo e vivevo semplicemente”.

Tuttavia, dal lato negativo, questa tranquillità ed introversione può portare i Sette ad isolarsi dagli altri. Essa può anche essere percepita come disorientante: “Sto in questa situazione maggiormente in questi giorni, ma è paurosa. Ho paura di perdere il mio sé, di diventare disabile in modo permanente e di perdere la mia abilità principale di rendere qualcun altro felice. Quello che ho in cambio nel rendere qualcun altro felice è che, a sua volta, qualcuno si prenderà cura di me. Se io mi sottraggo al mio impegno con l’universo di rendere tutti felici, allora sarò abbandonato”. In terapia, ciò fornisce una grande opportunità di rivedere questi “impegni” prematuri.

Il Sette collegato all’Uno.

Agendo il lato negativo della connessione all’Uno, i Sette possono essere critici, rigidi e pensare solo in bianco e nero. Come gli Uno, i Sette possono essere ossessivi e perfezionisti. Essi possono essere particolarmente vulnerabili verso le critiche. I Sette possono anche venir presi da un idealismo simile a quello dell’Uno e tendere a migliorare il mondo, a scapito del prendersi cura dei propri bisogni personali: “Sarebbe bello se io potessi lasciare perdere il mio sforzo di salvare il mondo e concentrarmi solo sul rendere me stesso una persona migliore. Sento come se non ci fosse abbastanza tempo per fare tutto, ed ho paura che la mia vita sarà sprecata se mi concentro solo su di me”.

Il lato positivo di questo collegamento, rinforza un sano idealismo da Sette. Essi sono in grado di mettere da parte i loro desideri personali e di concentrare la loro attenzione sul rendere migliore la vita agli altri: “Quando mia moglie mi suggerì che potevamo trasferirci a casa per prenderci cura di mio padre che stava morendo, sentii una grande paura in petto. Tuttavia, sapevo che era proprio la sola cosa giusta da fare”. I Sette possono anche esprimere un forte senso di giustizia sociale e di imparzialità, che rappresenta un aspetto maturo della loro connessione al tipo Uno.

Sogni.

Il sogno seguente fa allusione al dilemma di un Sette che cerca di crescere: “Sono in un parco giochi in cui si sta verificando qualcosa di bizzarro. Sono invitato ad un pranzo con amici, ma mi sono perso. Disperatamente perso. Sono a piedi nudi. Delle strane persone mi stanno dando i loro biglietti da visita perché pensano che io ho dei poteri. Sto cercando di trovare un bagno. Sto attraversando una casa che è anche un negozio ed un labirinto. Alcune parti del labirinto attraversano la casa, altre il parco giochi, ci sono stanze con delle cose eccentriche che si stanno svolgendo in esse ma io le attraverso dando solo uno sguardo. Mi sono perso il pranzo ma l’esperienza che stavo vivendo era tanto reale e strana”.

Una buona terapia.

Una buona terapia può aiutare un cliente Sette a destrutturare il suo charme difensivo e il suo sé idealizzato ed a tollerare la verità sui suoi sentimenti. I clienti Sette hanno bisogno di vedere al di là della loro immagine felice e, tuttavia, rendersi conto di come essa li abbia tenuti al sicuro nel passato. Quando i Sette smettono di negare una grande parte della loro esperienza, essi si aprono a maggiori possibilità di vita. Quando hanno accesso ai loro sentimenti, essi si aprono anche alla profondità di chi sono. Stando sobri, consapevoli e presenti trovano la reale magia che avevano sempre cercato.

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Carolyn Bartlett è psicoterapeuta a Ft. Collins, CO. E’ l’autrice di The Enneagram Fiels Guide, pubblicato da Enneagram Consortium. Il suo sito web è: http://www.insightforchange.com

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