Il percorso formativo dell’Assise: due testimonianze

Il percorso formativo dell’Assise: due testimonianze

TESTIMONIANZE DI UN INCONTRO

di ELISABETTA CARBONARI

 

L’antefatto

Mentre arrivavo alla sede dell’incontro in Piazza del Carmine verso le 12:30, faceva abbastanza caldo ed il cielo, un po’ coperto di nubi, rendeva l’aria pesante ed afosa. Avendo camminato a passo veloce dalla stazione di S.M.Novella con il trolley che trotterellava sull’asfalto come una palla, avrei voluto riposare qualche minuto e sedermi nel bel giardino interno del Convento, ma entrando nella saletta trovai già tutti al lavoro ed intenti ad ascoltare Antonio che aveva introdotto gli argomenti del giorno. La stanchezza mi abbandonò immediatamente e di nuovo mi resi conto di provare le stesse sensazioni che avevano accompagnato l’ultimo incontro della A.SS.I.S.E: un sentimento di appartenenza ad un gruppo nel quale sento di poter condividere una passione, un interesse verso determinate conoscenze, un’affinità che raramente provo in altri ambiti. Questo mi fa sentire viva ed accende un entusiasmo che difficilmente riesco a sentire in altre situazioni. Parlare di Enneagramma, per me, è difficile al di fuori di certi ambiti. Ho provato ad introdurre l’argomento con alcune persone (due o tre al massimo) che mi sono più vicine, ma mi sono resa conto di restare molto male se vedo che l’altro non risponde con lo stesso interesse. In questi casi mi offendo molto ed allora la paura di questo atteggiamento, che sento come rifiuto, mi fa desistere sempre dal parlarne. Non so, in realtà, se è paura del rifiuto, timore di non essere compresa o semplice timore che l’argomento in sé possa venire trattato con leggerezza e superficialità. Ciò nonostante, posso dire che l’Enneagramma mi ha dato una possibilità di aprirmi agli altri perché sento di essere compresa ed è stato come trovare una via di accesso, un canale che mi ha aperto alla comunicazione, al desiderio di scambio e di conoscenza di persone nuove. Persone con le quali lascio cadere le mie difese, perchè so che certi valori ed affinità non possono non riguardare tutti coloro che scelgono un cammino di crescita umana e spirituale. Di solito durante gli incontri i momenti dei pasti sono gli unici che ci permettono di scambiare qualche parola, ed anche se sono sempre consumati velocemente, in quei periodi sento un grande desiderio di essere insieme, di scambiare qualche confidenza, privilegiando quel bisogno di contatto umano e di presenza che attraverso la partecipazione al forum non può essere soddisfatto.

Il seminario

Antonio ha introdotto il seminario spiegando che il modello per come ci appare oggi è stato introdotto da Ichazo, che nel 1970 circa insegnò in Cile, nella piccola città di Arica, questa dottrina ad un gruppo di americani fra i quali ricercatori scientifici e psichiatri. La lettura di Ichazo dell’Enneagramma è prevalentemente di natura filosofica e spirituale, finalizzata soprattutto al raggiungimento di una stato di illuminazione.

Alcuni suoi allievi ed in particolar modo C. Naranjo, psichiatra cileno interessato allo studio delle personalità, riuscirono con precisi riferimenti a conciliare la visione dell’enneagramma con le attuali conoscenze della psichiatria. Ogni passione venne associata ad un tipo caratteriale già ben delineato dagli studi psichiatrici e questo ci permette oggi, di avvicinare ogni personalità ad un determinato disturbo comportamentale e ad un conseguente meccanismo di difesa.

Antonio ha introdotto così il sistema difensivo spiegando che: “attraverso questi meccanismi ci difendiamo dall’esterno e che essi ci permettono di conservare un sentimento d’identità, anche se sono proprio queste difese che ci tengono bloccati agli aspetti più fissati del nostro Ego”. Per questo motivo i meccanismi che difendono dalla consapevolezza l’aspetto cognitivo dell’ego vengono anche definiti i Guardiani delle Fissazioni.

Il Sistema Difensivo per come oggi lo conosciamo si compone di :

MECCANISMI DI DIFESA PRIMARI – che riguardano solamente l’aspetto cognitivo. Essi sono inconsci in quanto vengono azionati in modo automatico e senza che la nostra coscienza ne sia consapevole. Sono stati elencati per primi da Anna Freud e sono: Formazione reattiva, Annullamento, Proiezione, Razionalizzazione, Isolamento, Rivolgimento contro il sé ecc…

MECCANISMI DI BLOCCO: – che riguardano l’aspetto emozionale e vengono anche chiamati Autoblocchi o Evitamenti. Essi sono fondamentalmente modi emozionali automatici; reazioni emotive attraverso le quali evitiamo di fare esperienza del dolore. Gli Evitamenti sono coscienti perché quando li usiamo siamo ben consapevoli di non “voler sentire” qualcosa o non volere vivere una certa esperienza.

MECCANISMI DI DIFESA SECONDARI O DI CONVERSIONE: – che riguardano più propriamente l’aspetto istintuale e segnalano un più marcato decadimento delle capacità difensive della personalità, in quanto viene ad essere utilizzata, come risposta, la sfera fisica.

MECCANISMI DI IDEALIZZAZIONE ED IMMAGINE – che riguardano sia l’aspetto cognitivo che quello emozionale, in quanto rappresentano l’idealizzazione e l’immagine che si vuole mantenere o mostrare di se stessi. Quando li mettiamo in atto siamo pienamente coscienti di voler mantenere e salvare l’ego da ciò che può danneggiarne l’immagine.

Tra questi meccanismi includiamo anche gli ALIBI teorizzati e scoperti dallo stesso Antonio.

Gli alibi sono degli importanti meccanismi, perché attraverso di essi spostiamo continuamente il senso di colpa, che potrebbe derivare dalle nostre azioni quando il super-ego le trova inaccettabili.

L’alibi entra, infatti, entra, per così dire, in azione quando qualcosa cozza con la nostra coscienza morale. Quanto più andiamo ad urtare la nostra coscienza morale, tanto più avremo bisogno di cercare giustificazioni al nostro comportamento, ed ecco che l’alibi ce le fornisce e sostiene la ragionevolezza dei nostri comportamenti. Per ogni tipo, gli alibi, si possono sintetizzare con le seguenti caratteristiche:

Tipo 1 – INAFFIDABILITA’, il tipo 1 fondamentalmente non ha fiducia negli altri, crede cioè che l’altro non abbia la voglia di eseguire i compiti con il suo stesso impegno e questa sensazione di inaffidabilità lo autorizza a correggere e criticare gli altri, sentendosi sempre legittimato.

Tipo 2 – INSENSIBILITA’, il tipo 2, quando non riceve gli apprezzamenti per quello che fa agli altri, o quando non si sente considerato, crede di poter legittimamente manifestare aggressività a fronte dell’insensibilità dell’altro.

Tipo 3 – INCAPACITA’ – il tipo 3 è convinto che gli altri non siano capaci di ottenere i suoi stessi risultati o di fare quello che fa lui, e che provino invidia nei suoi confronti. Se agisce male lo fa perché solo lui è in grado di fare e questo lo giustifica anche quando si serve degli altri per raggiungere i suoi scopi personali.

Tipo 4 – INGIUSTIZIA – il tipo 4 si giustifica accusando gli altri di essere ingiusti nei suoi confronti e, quando si sente oggetto di minor diritto, esterna rabbia ed aggressività sentendosi autorizzato a rivendicare i suoi diritti.

Tipo 5 – INDIFFERENZA – il tipo 5 con la sua sfiducia nella vita e negli altri è convinto che tutti siano indifferenti ai suoi problemi e questo lo autorizza a non comunicare ed a rifiutarsi di dare.

Tipo 6 – CALCOLO – il tipo 6, spinto a dubitare degli altri, si sente legittimato nei suoi comportamenti perché si convince che l’altro non ha agito spontaneamente ma a seguito di un calcolo di convenienza spesso fatto ai suoi danni.

Tipo 7 – INDULGENZA – il tipo 7 crede che gli altri debbano essere indulgenti nei suoi confronti e ritiene che nessuno debba sentirsi offeso a causa dei propri comportamenti. Legittima quindi se stesso, convincendosi che l’altro non ha avuto considerazione nei suoi confronti.

Tipo 8 – ILLEGITTIMITA’ – il tipo 8 sente che gli altri non hanno alcuna autorità ad opporsi ai suoi desideri, perché non riconosce loro autorità (a volte può riconoscerla al padre), e questo lo autorizza a comandare e pretendere che gli altri siano sottomessi alla sua volontà.

Tipo 9 – FRAGILITA’ – Il tipo 9 si sente forte come una roccia, crede che nessuno abbia la sua stessa capacità di sopportazione e si sente autorizzato a non intervenire e prendere posizione con la convinzione che gli altri siano troppo fragili.

Nonostante Antonio affermi il contrario, io credo che anche gli alibi siano risposte che usiamo automaticamente e che solo quando c’è maggiore consapevolezza ci si renda conto di quanto l’aspetto cognitivo della nostra passione condiziona ogni nostra risposta all’ambiente esterno.

Alla fine del lavoro con Antonio ho parlato di me e delle perplessità che ho circa la mia appartenenza al tipo Tre. In effetti anche sentendo parlare degli alibi non credo mi appartenga tanto la capacità nel fare, mentre sento, invece, molto forte il senso dell’ingiustizia e dell’indifferenza. Nella mia infanzia infatti ho sempre avuto la sensazione di non essere amata, di aver ricevuto poche cure, e questo mi rende particolarmente sensibile e sofferente quando non mi vengono riconosciuti i diritti relativi al riconoscimento della mia persona all’interno di un contesto affettivo. Il senso dell’ingiustizia subita allora tocca una ferita ancora aperta. Sento una sofferenza dentro di me che mi spinge a difendermi rivendicando, prima interiormente, poi, se ci riesco, esternamente, il diritto di esserci e di esistere. Anche il senso di colpa mi accompagna spesso e questo non appartiene al tipo 3. Credo sia vero quanto dice Antonio sul fatto che oggi abbiamo tanti strumenti e conoscenze per capire dove siamo carenti, o su quale sia la radice della nostra passione, che non è più necessario, come sosteneva Gurdjieff, auto osservarsi per lungo tempo al fine di individuare la nostra “caratteristica principale”.

L’intervento di Maura è stato anch’esso molto interessante, anche se, non essendo stata io presente la volta precedente, ho fatto un po’ fatica ad entrare nell’ambito delle spiegazioni relative a basi e frecce. Maura ha spiegato che all’interno della configurazione dell’enneagramma i punti sono collegati tra loro da una sequenza che viene rappresentata dalle frecce. Quando si è nel proprio tipo base si hanno determinate caratteristiche, quando si va in senso contrario alla freccia (per esempio nel 2 per una persona 8), si segue una linea di integrazione e sicurezza, andando invece nel senso della freccia (es. per un 8 verso il punto 5) si ha una situazione di stress o disintegrazione. L’Otto, per esempio, andando verso il tipo Due può trovare il suo bambino interiore, sentire che può fidarsi degli altri, preoccuparsi per loro e ritrovare la dolcezza e la vulnerabilità che lo avvicinano alla propria essenza: può permettersi tenerezza senza sentirsi per questo debole. Così come l’Uno andando verso il Sette può ritrovare la sua leggerezza, può permettersi di non essere sempre perfetto, sentendosi leggero e rilassato, aumentando così la gioia di vivere e l’entusiasmo. Tutto questo spiegato da Maura con i suoi modi garbati e delicati, mi ha dato respiro e speranza. Ho avvertito la possibilità di una rinascita, di un cambiamento che può avvicinare ognuno di noi alla sua parte più vera semplice ed autentica.

Anche gli interventi di Claudio hanno suscitato in me interesse. Vedere la passione, la serietà e l’impegno con i quali si dedica a questo, seppur difficile, lavoro mi ha veramente colpito. L’ho sentito dire, durante una pausa, che a volte impiega giorni e giorni per analizzare e decodificare una calligrafia, che sono tante le cose di cui tener conto: le aste, le curve, gli spigoli, gli spazi, le rotondità, la pressione grafica ecc…

Mi perdonerà Claudio per la mia ignoranza, ma tutti questi dettagli mi hanno incuriosito e vedere il legame stretto che c’è tra grafologia e personalità mi ha aperto una nuova serie di conoscenze che grazie alla sua spiegazione, recepisco in maniera più chiara. Tornando da Firenze, infatti, ho riletto, sul sito i suoi articoli e tutto mi è apparso più semplice e comprensibile. Quando si lavora sulla grafia, ci ha spiegato Claudio, è necessario partire dalla struttura caratteriale e dall’aspetto cognitivo. Già Moretti, esperto grafologo marchigiano, nel 1920 parla di Passione Dominante, cioè di un eccesso di passione istintuale e psichica che influenza ogni aspetto delle nostre espressioni vitali, gestuali, di postura e grafiche. Con Claudio abbiamo visto a video molte grafie, seguite dalle sue interpretazioni.

Nel tipo 8, per esempio, la pressione grafica è molto forte perché insieme all’1 ed al 3 questo tipo ha forte energia vitale. Nella sua scrittura non c’è armonia ma solo pressione, la scrittura in genere è legnosa, senza riccioli o arrotondamenti. Nell’Uno in cui l’energia è fortissima, la rabbia si esprime come pressione, come accumulo di forza: la scrittura sarà formale, regolare, angolosa e simmetrica.

Il tipo 4 invece manca di flusso energetico costante. L’instabilità del 4 relativa alla sua sofferenza esistenziale si esprime con una scrittura disuguale, anche il senso di colpa va ad interagire sulla fluidità della scrittura e difficilmente qui troveremo delle artificiosità che invece troviamo nel 3 e dell’1. Nel tipo 6 l’ambivalenza ed il dubbio si esprimono con il disordine, la confusione, generalmente questa scrittura sarà incostante perché questo è in stretto rapporto con l’ansia che il tipo 6 riesce difficilmente a controllare. L’inclinazione delle lettere cambierà spesso direzione e le cancellature indicheranno indecisione e ripensamenti.

Questi sono accenni di quanto è stato trattato nel seminario. Spero di averli presentati in modo adeguato perché, a volte, sono così presa dall’ascolto che dimentico di prendere appunti. Ritengo questo percorso formativo veramente interessante, visto che ogni tanto la mente si apre a nuove intuizioni e la comprensione di se stessi, ma anche degli altri, aiuta a vedere le persone al di là dei limiti e delle strutture meccaniche dell’ego e dei suoi modelli strutturali. Se si potesse arrivare tutti a superare queste barriere, credo che anche l’uomo sarebbe in grado di vivere in pace ed armonia come ogni altro elemento della natura.

Relazione seminario ASSISE 9/10 Giugno Firenze.
di FABIO COSTANTINI 

Terza tappa del percorso formativo!

Purtroppo il nostro arrivo è stato ritardato a causa di manifestazioni politiche nelle varie stazioni del nord Italia, ma compensata dalla gran bella accoglienza ricevuta da parte di tutti gli amici presenti, toccante non solo per un 4 (Eliana) ma anche per un 6 (io).

I lavori erano in corso e Antonio aveva già esposto la sua prima relazione sui meccanismi di difesa e stava esponendo i tratti delle passioni. La trattazione riguardava l’approfondimento degli aspetti caratteristici di ogni enneatipo con il contributo di tutta l’aula, contributo che iniziato con un grado di collaborazione è arrivato in breve ad un livello di entusiasmo “palpabile”

Purtroppo, però, dopo un po’ bisogna interrompere per un time out.

Qui introduco una riflessione e una proposta: il tempo è veramente poco, troppo poco!! Recuperiamo qualcosa finendo un po’ più tardi la sera o cominciando un po’ prima alla mattina ? (Ho timidamente abbozzato una richiesta per la mattina e…… mi hanno messo in ginocchio sui ceci dietro la lavagna, ma io insisto !).

Dopo la pausa, sicuramente necessaria ma troppo lunga (i 6 sono sempre così rompiballe?), il bellissimo intervento di Maura Amelia Bonanno.

L’argomento delle frecce fa vibrare l’anima e infatti Maura espone con un approccio spirituale e questa volta non solo teorico. Si parte con una spiegazione molto efficace sui movimenti di tensione e di sicurezza, con un una metafora dello stato febbrile che ben chiarisce le movenze di ogni enneatipo a seconda di quello che il termometro segna. Con la sua guida è facile seguire le frecce scoprendo le grandi opportunità che questi movimenti ci offrono. Essere semplici nelle cose complesse è privilegio di pochi, tra questi la cara Maura.

I lavori continuano e Antonio riprende la trattazione prima interrotta. L’entusiasmo che non si era bloccato riprende quota ed…. eccolo lì.

A chiunque non sia potuto venire voglio dire che vi siete persi una cosa che rimarrà come un vuoto incolmabile nella vostra formazione: la mimica di Antonio sul come i diversi enneatipi partecipano con il linguaggio corporeo ai seminari di Enneagramma. Non ci sono parole !!!

Purtroppo non si sono potuti approfondire tutti gli enneatipi, e dovremo aspettare il 6 Ottobre, data del prossimo incontro…..

La sera qualcuno era veramente dispiaciuto di non aver potuto concludere l’argomento. Pazienza!

Domenica tocca a Garibaldi e scusate se è poco. Claudio ci ha trasmesso delle informazioni veramente interessantissime sulle grafie dei vari enneatipi. Il materiale che mette a disposizione è enciclopedico, frutto di un lavoro che merita una grande stima e un grande rispetto, ma l’aspetto che più colpisce è il suo desiderio profondo di trasmettere e condividere fino in fondo tutto quello che lui ha capito, sentito, vissuto.

La generosità di Claudio è un esempio per tutti noi e il suo Bambino Interiore sarebbe da mandare a Mike Buongiorno per la trasmissione “Piccolo Genio”……

E ora la sorpresa: con Maura si lavora su una tecnica esperenziale, la prima di questo Percorso Formativo. Un lavoro sul centro del cuore, una “meditazione” con movimento della braccia e sottofondo musicale. Peccato non aver potuto condividere alla fine il proprio vissuto, speriamo si possa fare la prossima volta, tempo permettendo.

La giornata termina con Antonio che presenta un argomento di importanza basilare: gli Alibi. Antonio è capace di scendere nella profondità dell’essere umano, là dove la maggior parte dei ricercatori non osa avvicinarsi, e di scovare le radici del comportamento umano.

Cercare la luce nelle profondità delle tenebre è compito dei capitani coraggiosi, per tracciare poi delle rotte che possano aiutare gli altri ad andare lontano.

Io credo che anche questo sia il senso del nostro lavoro qui a Firenze, per cui voglio dire grazie di cuore a tutti coloro che hanno voluto condividere le loro conoscenze.

In conclusione……. spero che Ottobre arrivi presto. A tutti voi un abbraccio.

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